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Problemi di sonno

by Giada Lopresti

Tutti in casa abbiamo avuto spesso problemi di sonno. Soprattutto da quando io e mio marito siamo diventati genitori.

Sono pochi infatti i fortunati che possono ammettere che la vita dopo la nascita di un figlio non sia cambiata nel gestire il modo di dormire. Genitori sicuramente ritenuti parecchio avvantaggiati quando, nel raccontare la loro “nuova vita”, si ascoltano frasi del tipo “mio figlio dorme tutta la notte fin da piccolissimo“.
Frase che nella mente di chi ascolta fa scaturire quell’inevitabile esclamazione di invidia che inizia con un poco sottile francesismo: “checulochehai“.

Da mamma posso dire di far parte della schiera che in cinque anni ha conosciuto qualche miracolosa notte intera di sonno. Notti che conto nella stessa quantità di quante possono essere le dita di una mano. Rari, rarissimi casi che fatico persino a ricordare.

Conosco bene i risvegli notturni con la stessa quantità di quante possono essere le poppate esclusivamente a richiesta di un neonato e tante quante possono essere le notti in bianco causate dai vari fastidi che un bambino può avere.
Quello che però per noi negli ultimi cinque anni è stato lo scoglio più duro da sconfiggere, al contrario di altri che lamentano passeggiate su e giù per un’intera nottata, è sicuramente il fatto di fare una immensa fatica ad addormentarsi.

Fin dal quarto mese di vita del mio primo bimbo, avevamo serie difficoltà a far sì che si addormentasse tranquillo in un orario che oserei chiamare decente.

Tra le giornate trascorse tra un attacco di coliche e l’altro, arrivavamo a sera sfiniti con quell’unico desiderio di poter finalmente rilassarci su un comodo materasso (ma anche il pavimento sarebbe stato gradito) per poterci risvegliare il più tardi possibile. Pregando anche che il bimbo ci regalasse magari almeno tre o quattro ore di sonno continuo.
Delle volte capitava, delle volte no. Ma la parte più dura era sempre e solo riuscire a farlo addormentare.

Eravamo passati dal tocco magico del seno durante l’ultima poppata della sera al “di addormentarsi non se ne parla“.
Ogni sera era una lotta, ogni sera o quasi mi capitava di innervosirmi facendo si che in automatico anche mio figlio percepisse quella sensazione di disagio nel non riuscire a calmarsi.
Ogni giorno diventava semplicemente una situazione simile a quella di un cane che si morde la coda, dove lui non si abbandonava alla stanchezza e io, non capendo perché, gli trasmettevo ancora più agitazione. Fino a che stremati, confrontandoci con il pediatra, non decidemmo di aiutare il nostro bimbo a dormire meglio sia per il suo bene che per il nostro.

Il tutto infatti era successo in concomitanza con il nostro primo viaggio.

Lui piccolissimo e io completamente inesperta, ci eravamo addentrati in una situazione nuova per entrambi.

Abbiamo preso l’aereo per quella che sarebbe stata la nostra prima vacanza
insieme a Milano e, successivamente al nostro arrivo, sono iniziati i primi problemi.
Quelli che all’inizio pensavo fossero solo scombussolamenti tra il viaggio e l’ambiente diverso si sono prodigati in costanti lotte serali per riuscire ad addormentarsi sereno e, sfiancata, ho quindi deciso (sempre dopo essermi confrontata con il pediatra) che avrei trovato un modo per aiutarlo nell’addormentamento.

La nostra salvezza fu il Melamil.

Già da tempo era un prodotto che vedevo sia sugli scaffali dei negozi che in parafarmacia e in più di un occasione mi ero chiesta se davvero avrebbe fatto ciò che prometteva. La sua funzione era quella di favorire l’addormentamento del bambino in tempi decisamente più brevi rispetto alle interminabili ore che ogni sera mi toccava affrontare cullandolo e calmandolo.

E funzionò alla grande.

Ogni sera, mezz’ora prima della messa a letto, facevo assumere al mio bimbo 4 gocce di Melamil (che tra l’altro ciucciava sempre ben volentieri) ricreando poi un ambiente favorevole nel riuscire a prendere sonno: luci molto soffuse, un po’ di silenzio intorno a noi e una dolce ninna nanna cantata mentre tra le braccia lo cullavo dolcemente.
Avevo persino imparato che non bisognava far si che il bimbo si agitasse troppo prima di andare a dormire, consiglio che ho sfruttato soprattutto quando i miei figli hanno iniziato ad essere decisamente più grandi.

Per noi il Melamil fu quindi una scoperta sensazionale che usammo anche con i figli successivi (soprattutto con Vincy) e per lunghi periodi.

Le motivazioni che nel tempo si sono presentate per far si che i bambini lo potessero assumere, derivavano spesso da particolari periodi in cui il loro ciclo del sonno in qualche modo mutava anche solo per un esigenza di crescita.
Persino con Enea, che non ha mai avuto particolari problemi nell’addormentarsi sereno, è riuscito a provarlo durante qualcuno dei nostri viaggi quando dopo un intera giornata fuori casa e con un aereo da prendere in tarda serata, dove la troppa stanchezza non gli permetteva di rilassarsi a dovere.
E ammetto che, in almeno un paio di occasioni, persino io ho approfittato dell’avere il Melamil a casa soprattutto quando non riuscivo ad addormentarmi in nessun modo.

Ricordo che lo consigliai persino a diverse mamme e tutte ne rimasero entusiaste.

Noi ad oggi non lo usiamo più con la stessa assiduità di una volta ma, visti gli svariati episodi che ho vissuto in cinque anni e che possono essere stati la causa della difficoltà nel prendere sonno, per precauzione ne ho sempre una boccetta nuova in camera da letto. Soprattutto visto che, essendo in integratore alimentare, di certo male non può fare.

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