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Le prime pappe, lo svezzamento e la scelta più giusta

by Giada Lopresti

Esistono due categorie di genitori: quelli del “per mio figlio cucinerò sempre io” e quelli del “inizieremo lo svezzamento solo con omogenizzati e prodotti già pronti perché più controllati“.
Un argomento che spesso può essere una diatriba colma di opinioni diverse e che si accavallano l’un l’altra con la convinzione che la verità sia solo la propria.
Dico questo consapevole di aver fatto entrambe le scelte, cambiando opinione sull’una e sull’altra opzione con il passare degli anni e con l’arrivo di ogni nuovo membro della mia famiglia.

Considerazioni valutate e rivalutate ascoltando opinioni di ogni genere da quelle del pediatra a quelle della vicina di casa impicciona consapevole (o almeno così credevo) di fare sempre la scelta migliore per i miei bambini.

E io ho iniziato proprio così: con la convinzione che nella mia vita di mamma non avrei mai, e sottolineo mai, acquistato un solo omogenizzato.

Non saprei infatti da cosa sia scaturita questa scelta ma la mia idea sugli alimenti “già pronti” era  decisamente irremovibile.
Volevo essere una brava mamma, una di quelle che si prodigano con la spesa fresca ogni mattina per dedicarsi ai fornelli e all’utilizzo di ogni prodotto adatto al preparare al meglio quello che sarebbe stato il pranzo e la cena del mio bimbo.
Ero una mamma che ogni giorno alle undici del mattino e alle sei di sera si metteva in cucina per tagliuzzare e preparare sempre menù diversi che servissero al non far mancare nessuna proprietà nutritiva a quello che sarebbe stato il menù e, per tutto lo svezzamento, ogni giorno mi sono prodigatasi fornelli con questa convinzione.

Avevo un figlio che fin dalla sua prima pappa aveva sempre mangiato volentieri assaggiando ogni cosa.
Non avevo conosciuto le difficoltà di cui molti parlano, non avevo avuto problemi di nessun genere e preparando sempre tutto a casa non avevo nemmeno mai avuto esigenze particolari.
Motivi che mi hanno autoconvinta che, per lui, non avrei potuto far scelta migliore. Gli stessi che con il secondo figlio mi hanno portato su altre direzioni.

Lui che di pappe e nuovi sapori non ne voleva sapere.

Avendo vissuto un’esperienza “di lusso” con il primo figlio, vivevo con la convinzione che le stesse fortune si sarebbero ripetute all’infinito senza pensare che un bimbo che somigliava più al figlio dell’omino Michelin piuttosto che al mio, potesse risultare così poco curioso nei confronti dei sapori diversi dal mio latte.
Un bimbo con cui siamo passati direttamente dall’allattamento al seno ai piatti di lasagne senza vie di mezzo, perché tutto ciò che stava al centro era stato sempre rifiutato.

Nonostante mi sia prodigata ad acquistare alimenti freschi proponendo sempre alternative utili e gustose, mangiare tutto ciò che fosse di una consistenza cremosa o in piccoli pezzi non era affatto gradita a questo bimbo che tutto sembrava fuorché inappetente. Eppure lo svezzamento in quel caso fu una vera e propria lotta.

Con l’arrivo del terzo figlio invece le cose sono decisamente cambiate.

Sono cambiati i miei bisogni e il mio tempo a libero che con l’aumentare della prole è diventato sempre meno.
In concomitanza sono cambiati anche il mio interesse e la mia fantasia nei confronti del cibo e, insieme alle nuove conoscenze apprese negli anni, ho capito che almeno in questo caso avrei tentato lo svezzamento utilizzando prodotti già pronti o comunemente chiamati omogenizzati.

Li ho scelti perché sono cambiate le mie esigenze personali e lavorative ma soprattutto perché secondo le informazioni acquisite nel tempo, probabilmente gli stessi sarebbero stati la scelta migliore per tutti: sia per me che per mio figlio.
E soprattutto per lui avrei finalmente saputo davvero cosa stava assumendo. Perché al contrario di quello che possiamo scegliere di persona tra gli scaffali del supermercato, gli omogenizzati sono controllati e creati con animali e prodotti severamente controllati dalla prima fase all’ultima.
Senza poi prendere anche in considerazione la comodità di utilizzo degli stessi.

Per me che sono una viaggiatrice per passione e per lavoro, i vasetti all’interno della borsa sono stati spesso la soluzione migliore per poter far mangiare mio figlio ovunque mescolando il loro contenuto a passati di verdura creati con i prodotti dell’orto del nonno.
Ho potuto variare in qualsiasi mese dell’anno qualsiasi tipo d frutta, carne e pesce perché sempre trovati in ogni periodo. E spesso la nostra scelta è ricaduta sugli omogenizzati di Humana esattamente come è stato anche per altri prodotti, adorati dai miei bambini fin dalla prima volta.

Ho scelto Humana perché in altre occasioni, i loro prodotti sono piaciuti ai miei bimbi e nella scelta delle materie prime accuratamente selezionate.

Ho scelto Humana soprattutto perché per ogni prodotto usato non siamo mai rimasti delusi e per gli omogenizzati il risultato è stato il medesimo.

Sono stati apprezzati in compagnia della sola pastina, unendoli alle pappe e persino da soli in quei casi di emergenza dove non avevo la possibilità di cucinare al volo qualcosa con cui poterli accompagnare. E poi, nonostante non sia mai stata una mamma precisa e attenta sotto certi punti di vista, il fatto che fossero completamente biologici non ha certamente mai guastato.

Ancora oggi, nonostante nove denti e una fame dove spesso dobbiamo cedere una parte del contenuto del nostro piatto perché ormai le pappe sono sono solo un lontano ricordo, mi capita spesso di mettere ancora un omogenizzato in borsa per una merenda veloce o per un pasto fuori casa. O semplicemente capita di scegliere un vasetto da unire a ciò che preparo quando i pasti non vengono pensati in modo completo.

Avevo avuto la convinzione che acquistare omogenizzati fosse una scelta sbagliata scoprendo invece che, scegliendogli, avrei sempre saputo cosa avrei dato a mio figlio. E mi sono ricreduta in modo positivo provandoli in prima persona. Soprattuto visto che, spesso, mi sento un pò come la reincarnazione di San Tommaso: non ci credo se non ci metto il naso.
E, in questo caso, ci abbiamo messo anche il palato.

Parliamo di prime pappe e non solo.

Parliamo di come sia emozionante e allo stesso tempo ansioso quel momento in cui un bimbo si avvicina alla fase svezzamento e di come un genitore sia entusiasta e allo stesso tempo spaventato da quella prima volta che prima o poi deve essere affrontata.
Parliamo delle mille domande che ci si pone, di come potrebbe andare e di cosa cucinare. E sul cosa cucinare e quando ogni genitore si pone sempre mille interrogativi.
“Cucinerò io? Comprerò pappe già pronte? E se non piace ciò che propongo?”

Le soluzioni più giuste esistono sempre, bisogna solo saper scegliere.

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