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Scegliere il nome giusto non è facile come credevo

by Giada Lopresti

A due giorni dall’ingresso al settimo mese non ho ancora scelto un nome per Cenza. Non l’ho scelto per milioni di motivi: indecisione, dubbi, paure, ma principalmente perché non ho ancora trovato quello che secondo me è il nome e il suono perfetto.
Credo infatti che al di fuori della bellezza e del gusto personale che si contraddistingue di persona in persona, un genitore debba sentirsi consapevole della sua scelta nel momento esatto in cui pronunciando il nome giusto, abbia un senso di pienezza nei confronti del bambino che sta per arrivare. Un emozione e un suono che oltre a riempire la bocca e la mente, riempie anche il cuore.
Per me sono tante le sensazioni contrastanti per questa scelta perché nonostante sia al terzo figlio, è la prima volta che mi trovo a poter avere diritto di parola davanti ad una decisione così importante, una valutazione che segnerà fin da subito la vita di mio figlio perché un nome ti rappresenta, ti identifica e sarà tuo per il resto della vita.

Ho sempre saputo che il nome del mio primo bambino sarebbe stato Andrea, indipendentemente dal sesso e soprattutto se fosse stata una bella bella bambina. Adoro il nome Andrea sulle donne. È un suono dolcissimo, un nome breve ma che allo stesso tempo ti sazia nella pronuncia.
Ho avuto questa convinzione fin da ragazzina custodendo questo piccolo sogno negli anni fino al momento in cui non avessi avuto la possibilità di realizzarlo.

Poi conobbi mio marito, di tutt’altra fattura in termini di nomi e tradizioni. Lui così giovane fuori e così vecchio dentro.
Un uomo con il quale non si è mai potuto contrattare su quale fosse il nome più indicato per i nostri figli. Lui è uno di quegli “inetti attento alle tradizioni”, nelle quali i nomi dei figli devono appartenere ad un susseguirsi di diritti nei confronti di nonni e parenti perché a detta sua “è giusto così e io ci tengo“.
Un usanza ancora viva soprattutto tra i meridionali dove ancora esiste questa assurda tradizione del tramandare i nomi di nonni e zii anche se il nome da lasciare in eredità è una merda e l’importante è solo il dimostrare di rispettare i futuri nonni invece di valutare il fatto che stai per martirizzare a vita tuo figlio condannandolo con un nome che probabilmente rinnegherà non appena ne avrà possibilità e diritti.

Dalla mia, nonostante la tradizione, non sono comunque stata così sfortunata: Cesare per il primo e Vincenzo per il secondo rispettivamente nonno paterno e materno dei miei figli. Nomi per me indifferenti ma che non avrei dato se avessi avuto facoltà di scelta.
Nonostante non fossi d’accordo cerco di vedere il lato positivo di questa imposizione. Non sono stati sfortunati perché sarebbe potuta andare decisamente peggio (ma non sto qua a sindacare sulla bellezza e i gusti dei nomi condannandone degli altri) ma rimane il fatto che nonostante io abbia “dovuto” affrontare due gravidanze, 18 mesi di privazioni e attenzioni, ore di travaglio e minuti interminabili di parto, io non abbia potuto avere voce in capitolo su un momento così importante della vita dei miei bambini perché i nomi dovevano essere quelli dei nonni… punto.
Inutile precisare le decine di discussioni affrontate, le centinaia di tentativi nel provare a far cambiare idea al marito, niente. Non ha mai funzionato nulla.
L’unica cosa a cui queste discussioni portavano erano grosse litigate dal quale ne uscivo perennemente sconfitta.
Una delusione come madre e non da meno come donna e compagna.

Ricordo che il nostro primo bambino non lo chiamai con il suo nome fino a quasi l’anno di vita, mai. Non pronunciai mai il suo nome in sua presenza.
E per i primi mesi fu così anche per mio marito perché “gli sembrava strano” chiamare suo figlio con il nome del padre e allora mi chiedo: perché? Con il tempo poi ovviamente le cose sono cambiate e adesso pronuncio il nome Cesare persino fin troppo, perché alla fine a tutto ci si abitua.
Con Vincenzo invece fu diverso perché fin da subito avrei detto che per me sarebbe stato Vincy, diminutivo già familiare che mi riportava alla mia infanzia di quando nacque un cuginetto che soprannominammo così dal primo momento. Questo mi aiutò molto.

Quando poi scoprimmo di aspettare il terzo bimbo non posso negare che la paura di un altra imposizione mi spaventò non poco ma decisi di mettere in chiaro da subito che non ci sarebbe stata trattativa. Io non volevo sentirmi obbligata a nessun dovere mentre dall’altra parte avevo il marito testardo sul suo mantenere le tradizioni. Non conoscevamo ancora il sesso e già si discuteva su come questo bambino si sarebbe dovuto chiamare: che ansia terribile.
Se fosse stata una femmina il nome sarebbe stato quello di mia suocera (nome che tra l’altro ho da sempre messo ben in chiaro che NON MI PIACE) e l’arrivo di altro maschio rischiava l’inevitabile inizio della gerarchia nominale dei miei cognati (perché nelle assurde tradizioni prima tocca ai nonni e poi agli zii).
La benedizione invece fu proprio lo scoprire di aspettare un maschio dove mio marito, una volta tornati a casa, mi guardo e mi disse: “che nome scegliamo?” Ricordo che non credevo alle mie orecchie e rimasi pietrificata fissandolo incredula.
Fui entusiasta di quelle parole che mi fecero entrare in confusione proprio perché non sapevo da dove poter iniziare cosciente anche del fatto che la mia scelta non sarebbe più ricaduta su Andrea, il nome che negli anni avevo tanto amato, ma che invece sarebbe stato un nome scelto INSIEME, che avrebbe avuto il giusto senso e il giusto peso pensato solo ed esclusivamente per questo bambino che sta arrivando.

Spiazzata da questa nuova avventura iniziai a scrivere nomi su nomi facendo un lista che ne superava abbondantemente i 50. Avendo mio marito datomi carta bianca perché rischiare di tralasciare qualcosa?
Ho passato nottate e giornate a scrivere e cancellare, a cercare il significato di ogni parola e continuando ad eliminare quelli che nonostante mi piacessero non avevano per me un vero senso etimologico. E dopo ogni piccola pulizia chiedevo al marito di fare altrettanto.

A quasi tre mesi dal parto abbiamo ancora una decina di nomi da vagliare (che aumentano e diminuiscono in base ai giorni) anche se uno o due preferiti ci sono da un pò, ma è una decisione così importante che desidero ardentemente che almeno per una volta nulla sia dato al caso.
Fino ad oggi è stata una bellissima emozione anche se ancora forse non vissuta in pieno, e posso affermare con certezza che la serenità dello scegliere, la complicità di farlo insieme al proprio compagno e magari anche ai propri figli, la gioia di trovare quella parola piena di significato che rappresenterà a tutti gli effetti una persona e solo lei nel suo carattere e nella sua personalità, è un gesto pieno di amore e grande soddisfazione per una madre.
La scelta di quel nome che sarà il primo vero regalo per nostro figlio.

“I nomi sono prima di tutto un suono. Un suono che può essere più o meno gradito a chi lo pronuncia. Ma per il bene del bambino, deve essere soprattutto gradito alla sua mamma. Quindi a lei la scelta, senza interferenze.” fonte Nostrofiglio.it

©MammaCheVita - Tutti i diritti riservati

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1 comment

esdra 3 Luglio 2016 - 20:45

A me lo spunto l ha dato una canzone. ..che fantastica storia è la vita…ero in cerca di un nome e quel mi chiamo Laura ha richiamAto la mia attenzione….e da quel momento in poi chiunque si chiamava Laura. ..così ho cercato il significato…Laura da l’auro l alloro simbolo di gloria onore e vittoria….e lei per me sarebbe stato tutto questo onore gloria e soprattutto vittoria visto che prima di lei avevo conosciuto l aborto terapeutico…e così Laura è stato…e mai nome fu più azzeccato per la mia bimba tanto dolce ma già tanto di carattere ad appena 8 mesi…ti adoro Laura!

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