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L’allattamento ha sempre bisogno di un sostegno

by Giada Lopresti

Allattare i miei figli è stata una delle più grandi gioie che la maternità è riuscita a regalarmi.
Nonostante le difficoltà, i dolori dei primi tempi, gli ingorghi e i continui risvegli, poter allattare è una fase della vita che ogni madre dovrebbe riuscire a provare.

La mia tenacia nel volerci riuscire ha sempre fatto si che avessi successo in questo intento nonostante, soprattutto all’inizio di questi momenti, è successo di non avere quella sensazione di seno gonfio di cui tanto avevo sentito parlare.
Ho creduto persino di non avere latte e in un particolare periodo della mia vita me n’ero così convinta che avevo ceduto allo sconforto ripiegando su una sola poppata di latte artificiale.
Una sola poppata che però mi ha aiutato nell’insistere sul fatto che sarei dovuta riuscire ad eliminarla di nuovo sia perché quella particolare sensazione mi faceva sentire incompleta come mamma e sia perché desideravo con tutta me stessa poter essere io l’unico motivo per il quale il mio bambino potesse essere in grado di sfamarsi.

Il fatto di proporgli il biberon non mi faceva sentire meno mamma anzi, ho saputo ritrovare in quei momenti una serenità da parte del mio bambino (e di conseguenza anche mia) che da tempo veniva a mancare, ma non accettavo il fatto di non essere abbastanza forte per riuscire ad allattarlo ad ogni sua richiesta.
Non accettavo che quell’ultima poppata non potesse essere una coccola come tutte quelle che invece vivevamo durante il resto della giornata.

Ricordo che mi affidai ad una consulente dell’allattamento tanto era la mia tenacia a non mollare.

Quella donna che fondamentalmente non conoscevo fu per me una salvezza sia a livello morale che fisico e riuscì, con pazienza e determinazione, ad aiutarmi in quell’unico desiderio che era quello di non cedere.

Mi chiese di raccontarle le nostre abitudini ma soprattutto le mie. E una delle tante cose che mi disse mi rimase decisamente più impressa di altre: “ti senti stanca? Perché la stanchezza è deleteria per l’allattamento”.
Ed effettivamente in quel periodo ogni più piccolo gesto equivaleva per me ad uno sforzo immenso.

La qualità del mio sonno era cambiata a causa dei più frequenti risvegli del mio bambino e del fratello maggiore (che di maggiore aveva ben poco visto che aveva da poco compiuto due anni).
Le poppate erano sempre molto assidue nonostante il piccolo avesse già quasi cinque mesi e aver trascorso questo tempo allattando a richiesta anche una volta ogni ora era stato debilitante sia mentalmente che fisicamente.

Arrivavo infatti da un esperienza di allattamento decisamente diversa dove il più grande dei miei bimbi poppava ad intervalli regolari quasi come se al posto dello stomaco avesse un orologio. Intervalli che non sono mai stati inferiori alle due ore e mezzo e che sono aumentati nella distanza l’uno dall’altro piano che cresceva.
Alla stessa età del fratello le poppate venivano affrontate ogni quattro ore circa. Mentre il piccolino dimostrava esigenze decisamente maggiori fino a quasi tre volte tanto. Un’abitudine che forse per il mio corpo era davvero eccessiva.

Secondo i consigli della mia ginecologa e del pediatra fin dal primo figlio avevo iniziato ad assumere degli integratori che potessero aiutarmi in questo percorso di mamma mucca.

Durante la mia prima gravidanza vidi su una rivista la pubblicità del Piùlatte e chiesi a mio marito di comprarlo per me.

Iniziai ad assumerlo fin dal primo giorno di vita del mio bambino ma con il tempo compresi di non averne quasi bisogno perché dopo i primi periodi di adattamento mi ritrovai con latte in eccesso ad ogni ora della giornata e forse l’ultima cosa di cui potevo avvalermi era proprio un integratore che sostenesse la mia produzione.
Memore di questo feci però l’errore di non utilizzarlo con costanza anche con la nascita del secondo figlio ed ecco perché alla domanda “sei stanca?” della consulente all’allattamento, mi sentì anche chiedere se mi ero premunita di assumere degli integratori che mi aiutassero a sostenere l’allattamento e, di conseguenza, l’enorme consumo di energie che questo momento richiede.

Rimasi scioccata quando scoprì che allattando si possono bruciare anche 500 calorie.
Come poteva essere possibile che stando seduta mentre tra le braccia stringevo il mio bambino che affamato rimaneva attaccato al seno anche pochi minuti, io potessi consumare così tante calorie semplicemente osservandolo poppare?

Mi informai e lessi così tanto sull’argomento che ero addirittura pronta a poterci scrivere un libro e compresi come mai nella maggior parte dei casi, allattare aiuta a perdere peso nel post gravidanza.
In soli tre mesi dalla nascita di mio figlio avevo perso tutti i chili assunti durante i nove mesi e le sue poppate frequenti stavano facendo si che invece di consumare ciò che era rimasto stavano semplicemente bruciando ciò che in realtà serviva a me per affrontare ogni singola giornata.

Per questo motivo ripresi ad utilizzare le bustine di Più Latte con costanza giornaliera.

Se fino a quel momento mi ero sentita uno straccio, nel giro di un qualche giorno avevo ripreso la vitalità necessaria per affrontare ogni singolo istante della giornata. Ed avendo un bambino che a cinque mesi aveva l’esigenza di attaccarsi al seno come nei primi giorni di vita, decisi di assumere due bustine al giorno per tutto il periodo di allattamento proprio perché Piùlatte è un integratore che favorisce la secrezione del latte materno. Un sostegno utilizzato fino al diciottesimo mese di vita di mio figlio, lo stesso periodo in cui terminò questo periodo di allattamento.

Interruppi in quel momento perché ne sentivo la necessità e perché in attesa di quello che oggi ha già quasi 15 mesi. Un altro figlio che in quanto ad allattamento non ha nulla da invidiare ai fratelli maggiori.
Lui, ultimo di tre, si è dimostrato persino più vorace dei fratelli attaccandosi al seno con una media eccezionale di una volta ogni ora e richiedendo da parte mia un ulteriore costanza nell’assunzione degli integratori.
Sempre una bustina di Piùlatte e sempre due volte al giorno.

Quello che ho notato negli anni è che le potenzialità di questo per me immancabile aiuto sono state sempre fondamentali e nonostante abbia sempre superato l’anno di allattamento, ho continuato ad assumerlo con costanza e conseguenti benefici per me, per la produzione del mio latte e per il mio bambino.

Allattare dovrebbe essere un piacere per ogni mamma ma per esperienza posso anche confermare quanta dedizione e forza fisica possa servire. Farsi aiutare e aiutarsi non è quindi un sintomo di debolezza o del non potercela fare ma vuol dire semplicemente ammettere che se il corpo invia dei segnali di aiuto è giusto ascoltarli, comprenderli e assecondarli.
Perché decidere di allattare e continuare a farlo deve poter essere un momento sereno per entrambi.

<Post in collaborazione con Humana>

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