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Ovunque sicuri

by Giada Lopresti

Viviamo in un mondo connesso ventiquattro ore su ventiquattro.
Viviamo in un’epoca dove spesso, e alle volte purtroppo, non si può fare a meno di trasformare ogni cosa in 2.0, trascorrendo le proprie giornate e il proprio quotidiano in qualcosa di virtuale ma che allo stesso tempo è più reale che mai.,

Internet e soprattutto i social sono il pane quotidiano del lavoro e della vita privata di chi ha qualcosa da dire e da conoscere.

Da una semplice curiosità fino al dover scoprire qualcosa di davvero utile, nessuno o quasi può fare a meno di cliccare su uno schermo o su una tastiera per riuscire a dare una risposta alle proprie domande.
E questo capita anche con i bambini. Loro che sono la fotocopia indiscussa dell’esempio che viene dato da noi adulti.

Quello che spesso non si considera abbastanza o semplicemente quello controproducente, è che il mondo online molte volte non è adatto ai nostri figli. Bambini che crescono con questo bisogno di emulare i grandi in ogni gesto inconsapevoli però che questa vasta marea di dati messi a disposizione di chiunque non è sempre adatta a tutti.
Non sempre è destinata a qualsiasi persona ed età.

E se i bambini non ne sono consapevoli, noi alle volte lo siamo anche meno.

Troppo spesso gli adulti prendono sottogamba la pericolosità del mondo virtuale.
Troppo spesso i bambini vengono lasciati liberi di decidere cosa guardare e dove cliccare senza che ci sia la possibilità di monitorare le loro attività.

Involontariamente vengono esposti a quello che non dovrebbero vedere, leggere o sentire. Perché troppo di frequente vengono forniti loro dei mezzi non idonei a quello che dovrebbe essere invece tenuto parecchio sotto controllo.

E di esempi se ne potrebbero fare a decine anche sulla base di una mia esperienza personale.

Il cellulare dato per evitare che si possa creare disturbo o il tablet dato durante un’estenuante attesa.
Un aiuto per gli adulti per placare il desiderio spesso giustificato di voler semplicemente essere dei comuni bambini che hanno voglia di esprimersi e di giocare senza essere obbligati a stare seduti immobili per ore su una sedia che può sembrare persino una prigione.

Oppure dispositivi forniti semplicemente sulla base del “mamma posso guardare un video su YouTube?” o del dover fare una piccola ricerca per la scuola.

E se tutto riesce ad andare come deve evitando i pericoli della rete, è almeno l’eccesso di utilizzo del mondo online quello che dovrebbe preoccupare.

Intere ore davanti a schermi luminosi, ipnotizzato da immagini, video, suoni e testi di qualsiasi tipo.

Quelle scene che nel momento esatto i cui decidi che è ora di dire basta, quando di ore ne sono trascorse già un bel po’, fanno sì che tuo figlio si trasformi in una creatura posseduta dal demonio sol perché gli si sta togliendo dalle mani quell’amico così fedele grande quanto il palmo di una mano.

E anche io, da mamma e sbagliando, sono caduta in questi enormi errori e in molti altri che non ho elencato.
Io per prima ho abituato i miei figli a mangiare con il tablet ipnotico davanti agli occhi.
Io per prima non gli ho dato freni sull’utilizzo di YouTube.
Io per prima, grazie anche alla mia vita sempre connessa, ho fatto in modo di essere il loro pessimo esempio.
E c’è voluto tempo, oltre che moltissima pazienza, per riuscire a recuperare tutto questo.

Le crisi ingestibili di pianto, il puntare i piedi ad ogni “non ti do il telefono”, l’essere e il dimostrare di esserlo, praticamente schiavi di questa tecnologia così spesso pericolosa. E a dimostramelo fu tempo fa proprio un video su YouTube.

Un video banale, semplice, divertente. Un video sicuramente pensato per bambini o che così credevo fosse.
Un video che dopo decine di minuti di riproduzione ha iniziato a mostrare delle immagini assolutamente non adatte ai bambini e che i miei figli non avrebbero dovuto vedere.

Quel giorno per me fu la sveglia di un nuovo mattino.

Quello fu il giorno in cui decisi impormi e fu lo stesso giorno che segnò un nuovo modo per i miei figli di approcciarsi alla tecnologia.
Niente più cellulari, niente più telefoni, niente di niente se non sotto stretta supervisione di mamma e papà. Una supervisione spesso blanda perché presi da altre cose da fare e che quindi sarebbe comunque risultata vana nel tempo.

Nuovi cellulari per noi, nuovi tablet per loro.
Con il tempo, nonostante tutto sembrava avesse preso una forma più idonea a quello che doveva essere il contesto di utilizzo, mi sono comunque resa conto che con l’inizio della scuola, non avrei potuto negare a mio figlio quello che era il reale mondo del web e cercare una soluzione in questo senso sarebbe stato indispensabile.

E questa soluzione ha preso il nome di Kaspersky Security Cloud: una soluzione perfetta per la protezione delle nostre vite digitali.

Kaspersky Security Cloud non è infatti un semplice antivirus, ma rappresenta un nuovo concetto di protezione dalle minacce informatiche perché ogni persona ha bisogno di una protezione speciale che si adatti al suo stile di vita digitale. Esattamente come i miei bisogni sono ben differenti da quelli dei miei bambini.
Grazie ad un servizio che offre una protezione a 360 gradi in base alle esigenze di singoli membri della famiglia, attraverso la creazione di un account collegato a tutti i dispositivi che usiamo (PC, tablet,
smartphone), riusciamo ad essere sempre protetti, in ogni momento e in qualunque situazione.

Installandolo su tutti i dispositivi della famiglia ho avuto modo di notare l’enorme differenza che c’era nel non utilizzarlo. Proteggendo così sia i miei figli che noi da qualsiasi potenziale pericolo.

Più sicurezza per noi che spesso ci colleghiamo a reti non protette e accessibili da qualsiasi persona sia un minimo esperta di internet ma soprattutto i miei figli da contenuti non adatti e assolutamente non appropriati per la loro età. Contenuti dei quali il web è davvero fin troppo saturo.

È così che quindi sono diventata più flessibile nel far utilizzare loro il tablet nei momenti di svago o in quelle situazioni che richiedono un aiuto tecnologico “di sopravvivenza” riuscendo però a tutelare chi sta di fronte ad un dispositivo.

Ed è risultato di grande aiuto sia dentro che fuori casa. E forse soprattutto fuori casa, dove spesso capitano situazioni per le quali, ad oggi, è quasi impossibile non aver bisogno dell’ausilio di qualcosa di estremamente tecnologico. Tecnologico ma protetto che serva anche a placare gli animi di bambini che vorrebbero essere liberi ma che per circostanza devono mantenere un rigido controllo di “educazione”.

Ed è da questa scoperta che molte nostre abitudini sono cambiate.

Sono cambiate in meglio perché essere sempre protetti è cosa buona e giusta indipendentemente dal motivazione per la quale si desidera esserlo.
È cosa buona e giusta perché tutelare noi stessi e i nostri figli dalle cose che in fondo non conosciamo come dovremmo ci impedisce di farci della male e di farne a loro, perché tutto è possibile.

E in un mondo dove purtroppo i pericoli si nascono anche dietro a cose che sembrano le più semplici, è bene proteggersi, ovunque e in ogni momento.

<Post in collaborazione con Kaspersky>

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