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Cara Cristina, ho la pancia ma non sono incinta

by Giada Lopresti

Ieri ho letto, un po’ come probabilmente la maggior parte degli italiani, uno spiacevole testo dedicato alle donne in soprappeso o, se vogliamo essere più magnanimi, dedicato a chi non vanta un fisico perfetto come quello di Federica Nargi (e sia chiaro che uso come paragone la Nargi perché Belen, ormai, ci ha anche un po’ stufato. È perfetta, lo sappiamo. Ma adesso basta).

Questo testo era parte di uno screenshot condiviso pubblicamente da Selvaggia Lucarelli che, almeno personalmente, non seguo con molta assiduità, ma che, sempre a mio parere, a livello mediatico fa centro almeno nove volte su dieci.

Non sto qui a riscrivere le parole usate dalla “signora” Cristina (originale e unica creatrice di questo post successivamente mostrato in anteprima mondiale) anche perché basta aprire la pagina Facebook della Lucarelli o qualsiasi altro profilo, per trovarne una delle 12000 e più condivisioni. Ma vorrei dire, proprio a questa nobile “signora” che ha saputo, con un’abilità impareggiabile, sotterrare la sua carriera lavorativa in pochissime ore, la mia umilissima opinione in merito.

Cara Cristina,

come lei sono anche io una mamma. Unica cosa che, fortunatamente, credo ci accomuni.
Non ho mai avuto un fisico da modella tranne quando, in un breve ma intenso periodo della mia vita, vantavo una quasi taglia 36 per un metro e settantadue centimetri di altezza. In pratica sembravo più un foglio di carta lucida in controluce, gli stessi che si usano per fare i ricalchi a scuola (nel caso non lo sapesse).

Il mio fisico mostrava le ossa in ogni parte del corpo.

Si potevano contare le costole e le vertebre e, nonostante mi mangiassi anche le gambe le tavolo, non riuscivo a prendere peso. Fortunatamente, però, non ero malata ma, semplicemente, molto molto magra per la mia costituzione.

Fu un periodo che durò poco perché, come la maggior parte delle ragazze che non vantano una costituzione esile, il mio corpo amava fingersi una fisarmonica. Certificato anche dalle visibili centinaia di smagliature che il mio corpo sfoggia ad ogni estate.
Provi quindi a  pensare che “fottuitissima sfiga” ho avuto quando, finalmente raggiunta ancora una volta la forma perfetta (a detta mia), il test di gravidanza segnò due lineette rosa.

Smisi di fumare in solo colpo e… sba-bam! Presi cinque chili solo respirando.
E non sto qui a raccontarle la gravidanza passo per passo, ma le basti sapere che, fino a quando non conobbi mio figlio, aggiungendo FORTUNATAMENTE due settimane prima del termine, ero arrivata a circa +30 (intesi sempre come chili). Che traguardo eh?!

Fu quello il momento in cui io smisi di accettare il mio corpo.
Persi i chili piano piano, feci attività fisica, iniziai a mangiare meglio potendomi soprattutto sentire, grazie a tutto questo, meglio con me stessa. Peccato che, poco tempo dopo, un secondo bimbo era in arrivo.

Non ingrassai come la prima volta, ma se pensa ad una mamma acciuga tutta pancia ecco… non ero io.

Il tutto si ripeté una terza volta prima di sposarmi perché volevo essere bellissima (o almeno ci avrei voluto provare) e, successivamente, una quarta con la mia terza gravidanza.

Tre figli. Già… che cretina che sono.
Sono una cretina perché, quando sono in dolce attesa, ingrasso come una vacca che viene riempita come unica destinazione il macello e, non contenta della prima esperienza, ne ho volute vivere ben altre due. Sono pazza forse? No.
Probabilmente ho iniziato semplicemente ad amare la mia vita più del mio corpo. Però posso garantirle che non è così ogni giorno.

Negli ultimi sei anni ho vissuto tre gravidanze portandole, tutte e tre, almeno fino alla 38sima settimana. Ho visto il mio corpo trasformarsi senza mai ritornare come prima perché è inevitabile che, nella maggior parte delle persone, se non si fa un determinato lavoro dove tutte le attenzioni sono concentrate sul proprio aspetto esteriore, è difficile sfoggiare chiappe d’acciaio ad un mese dal parto. Eccezioni a parte che, fortuna loro, esistono.

Oggi guardo il mio corpo allo specchio e, come ormai da un periodo a questa parte accade, non amo osservare ciò che vedo riflesso.
Non posso lamentarmi per il peso perché secondo le più comuni tabelle BMI, questo, è assolutamente proporzionato alla mia altezza, ma ci sono molti ma.
Convivo con le culotte de cheval da una vita nonostante la mia carriera da pattinatrice professionista prima e praticante di altri svariati sport agonistici dopo. Ho i fianchi che mi fanno sembrare una pera cotta al punto giusto come quando una mamma, fissata con la preparazione fai da te delle pappe durante lo svezzamento, tanto decanta nella riuscita di una cottura perfetta. Di quelle pere  che si sfaldano tanto per intenderci.

Ho delle anti-estetiche maniglie dell’amore che sembrano più una ciambella di salvataggio di quelle semi sgonfie dopo un’intera estate in mano a dei bambini che, con lei, hanno fatto un po’ di tutto tranne che nuotarci.

Ho la pancia, molta pancia. E se in merito a questo le verrebbe da rispondere “grazie al cazzo hai partorito tre bambini” le dico no: perché quella l’ho sempre avuta anche dal basso dei miei 55 chili di quasi anoressitudine.
Il seno! L’elasticità e l’allungamento capezzoidale ritrovato in questi ultimi quasi sei anni di allattamento interrotto solo dalle tre gravidanze, potrei si attribuirlo ai miei figli. Ma anche li, nessuno mi ha puntato una pistola alla testa per far si che io li nutrissi di me.
È stata una scelta. Una bellissima che scelta che, ad oggi, a volte snerva corpo e mente ma che mi appaga di moltissime cose.

E chisseneferga se le mie tette sembrano dei calzini di filo di scozia lunghi fino al ginocchio. Prima di rimanere incinta, nell’ormai lontano 2012, potevo vantare una scarsa e invisibile seconda mentre adesso, almeno, se riesco ad arrotolarle su loro stesse, sembrano persino sode.

Ho le rughe. Molte più rughe di mia madre che ha venticinque anni più di me e che a 59 , di anni, sembra ancora una ragazzina.

E come se non bastasse, persino la mia pelle dopo le gravidanze è diventata una merda.

Sfoggio la linea nigra dall’estate del 2013 come se fosse un tatuaggio alla moda. E vorrei specificare che non è una righetta qualsiasi e invisibile. NO! Per la precisione parte dalla bocca dello stomaco per arrivare fino al pube. Questo perché le cose o si fanno bene o altrimenti lascia perdere.

Dalla zona della vita a più o meno metà coscia (ma, in tutta onestà, anche un po’ più in basso) sono piena di cellulite e ogni volta che salgo su un qualsiasi mezzo di trasporto sento che le vibrazioni del veicolo in movimento diventano parte di me.
Non come un giochetto porno sia chiaro, ma solo perché la mia infinita morbidezza in questa vasta zona fa si che io sembri un creme caramel servito da una persona che, purtroppo, soffre del morbo di Parkinson.

Dopo tutto questo potrei elencarle centinaia di altri difetti fisici che ho o che, comunque, sento di avere, ma ho come la sensazione che lei non sia mai andata oltre al “cara Cristina”.

Ed ecco perché non voglio rivolgermi solo a lei ma a tutte le Cristina che potrebbero leggere questo post, perché diciamocelo: dietro a tante facce che vediamo ogni giorno un po’ ovunque, di Cristina ne è pieno il mondo.

Io e tantissime altre donne nel globo possiamo non essere perfette, possiamo non avere il seno a coppa di champagne (non sia mai si usi ancora), possiamo non avere il ventre piatto e ben scolpito, possiamo non avere il culo come Charlize Theron (portiamo esempi sempre diversi così da non fossilizzarci su un singolo individuo) al tempo della pubblicità del Martini del 1993, ma siamo persone che, nonostante tutto, cercano di fare ciò che possono per amarsi e per essere amate.
Perché posso garantirle che, mio marito, non mi cambierebbe con nessun’altra (detto espressamente da lui) nonostante non sia più la ragazza dal fisico taglia quasi 36 di 11 anni fa.

E se anche in questo caso fosse scettica, mi rendo eventualmente disponibile a fornire il numero di telefono della mia dolce metà se volesse evidente prova verbale. Anche solo per accertarsi se è vero che i compagni di donne come me, guardano donne come lei.

Mi sento inoltre di dare a lei, e a tutte le Cristina come lei, un unico consiglio (perché per la figura di merda epica ci ha abbondantemente pensato da sola e mi sembra quasi ingiusto continuare a rincarare la dose): non giudicate mai gli altri, perché le parole possono fare male e accentuare un dolore già grande nell’animo di qualcuno.
Non ci è dato sapere il perché è una persona è magra o “grassa”, esattamente come non ci è dato sapere se per avere il culo sodo come il marmo di Carrara bisogna fare o meno estenuanti allenamenti giornalieri.

Personalmente non ho molto tempo da dedicare a me stesse ma, anche quando riesco a trovarlo, ammetto che manca la voglia. Non per questo però mi sento inferiore ne a lei e ne a nessun altra donna più giovane o attraente.
Questo perché, nel caso non le fosse ancora chiaro, la bellezza prima o poi svanisce. Per tutti.
E il tempo non sarà magnanimo nemmeno con lei cara Cristina.

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