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Dal pannolino al gabinetto

by Giada Lopresti

La fase dello spannolinamento è terrificante per molti genitori.
Non tutti hanno la fortuna di riuscire a togliere il pannolino in pochi giorni.
Non tutti hanno figli predisposti al voler imparare velocemente questo spesso traumatico passaggio.
E non tutti i genitori hanno il tempo e la pazienza di seguire passo a passo questo difficile cambiamento per loro e per noi.

Lo dico da mamma di tre che ancora con i pannolini c’è dentro con tutte le scarpe.

Personalmente ho sempre lasciato i miei bambini liberi di gestire gli stimoli secondo tempi decisi da loro stessi e dal loro corpo. Gli ho lasciati, tentare, sperimentare e sbagliare. Spesso sbagliando a mia volta.
E forse proprio a causa di questa mia gestione errata, a casa abbiamo avuto grossi problemi nel diventare grandi amici di quel meraviglioso e splendente sanitario che è installato nel bagno di casa.

Ho sottovalutato il passaggio pannolino-gabinetto forte del fatto che chiunque fino a quel momento mi avesse parlato di spannolinamento ne era uscito vittorioso con pochi sforzi.
Lo avevo sottovalutato perché sia i bambini che i genitori sono tutti diversi.

Ricordo il primo giorno di tentativi: un fallimento epico.

Il pavimento aveva stracciato Cesare con sei pipì sul pavimento contro le zero fatte nel gabinetto in sole quattro ore.
Una sconfitta come mai, fortunatamente, si è ripetuta nel tempo.
Il secondo round dopo mesi da quel giorno e il lento passaggio nel prendere confidenza prima con il vasino e poi con il gabinetto.

Un’amicizia nata con diffidenza ma che con il passare delle settimane è diventata più forte.
Un’amicizia che si è consolidata nei mesi fino a che il pannolino non è rimasto solo per la notte.

Dopo quasi un anno e mezzo di tentativi poi, eravamo addirittura riusciti ad eliminare totalmente il panno se non fosse che a causa di alcuni stravolgimenti familiari, la pipì notturna è ritornata più forte di prima. Dovendo così ripartire da zero ancora una volta superando piano piano di nuovo quest’ostacolo e quello che ormai, vista l’età del primogenito, è anche causa di molto imbarazzo.

Con il secondogenito invece è stato tutto non facile ma sicuramente più veloce.

Siamo passati dal “pannolino sempre” al “pannolino solo per gli incidenti notturni” dove nonostante per abitudine la tappa in bagno pre nanna ci sia sempre, gli incidenti capitano spesso e volentieri.
Memore del fratello maggiore però, vivere “quest’incontinenza” (se così vogliamo chiamarla) è  decisamente molto più semplice per entrambi.
Anche perché, per lui, la parte più dura non è mai stata il dover fare la pipì nel vasino bensì la cacca.

La cacca: quella cosa marrone e puzzolente che alcuni bambini interpretano come una parte molto intima di loro.
Io lo so bene visto che, prima di togliere il pannolino, riuscivo a farla solo in un angolino nascosto dietro al lettone dei miei genitori.

Non volevo farmi vedere.
Non riuscivo mostrarmi agli altri mentre vivevo quel momento. E mio figlio ha affrontato la stessa identica fase trent’anni dopo.

Proporgli di fare i suoi bisogni nel gabinetto era come chiedergli di cedere il suo biscotto preferito ad un altro bambino. Una cosa che non succederà mai nella vita.

Le abbiamo tentate tutte dal vasino ai riduttore.

Abbiamo provato a fargli compagnia e a lasciarlo da solo.
Abbiamo provato a farlo sedere attendendo minuti interminabili.
Abbiamo persino provato a non mettere il pannolino per giorni ma lui, imperterrito, si bloccava del tutto.

Di fare la cacca nel gabinetto non se ne sarebbe parlato nemmeno se lo stesso fosse stato ricoperto di cioccolato al latte e guarnito di decorazioni in pasta di zucchero (che per un mangione come mio figlio sarebbe stato il top) e quindi, da mamma, mi sono semplicemente rassegnata al fatto che prima o poi, anche lui ci avrebbe fatto questa incredibile grazia nel cedere al voler “diventare grande”.

Un diventare grande che si era trasformata più in una mia necessita che nella sua e che non sapevo proprio quanto finalmente sarebbe arrivata.

Questo perché, come dicevo anche prima, spesso i genitori sbagliano e io forse mi sarei semplicemente dovuta impuntare di più in quella che ormai era diventata una mia esigenza.
Per quanto infatti si dica che la pipì e la popò dei bambini siano “Sante”, togliere un pannolino contenente la stessa quantità di escrementi che farebbe un adulto (senza contare tantissimi altri fattori di cui in primis una puzza insopportabile) alla lunga nausea e non poco.

Non sono servite minacce, non sono serviti aiuti. Niente sembrava essere la giusta soluzione.

Fino a che non sono cambiate le esigenze. Soprattutto le mie.

Venire a Torino a trovare il papà è stata la nostra esigenza. Una “vacanza” che mi ha portato a dover rivedere il mio modo di organizzarmi e le mie priorità perché, se a Bagnara la maggior parte della giornata devo dedicarla solo al piccolo, qui in città sono ventiquattro ore su ventiquattro e sette giorni su sette in balia di tutti e tre i miei figli.

Lavarli, vestirli, pulire casa, sistemare, cucinare, lavorare e fare molto altro stando attenti che nel frattempo nessuno si butti da una finestra, si ammazzi di botte o si arrampichi dove non deve, è sicuramente un allenamento che mi servirà parecchio in futuro. Servirà soprattutto a non lamentarmi mai più di nulla.
Ed è grazie a questo dover fare tutto totalmente da sola per la maggior parte della giornata che mi ha fatto mettere un freno definitivo al pannolino per il secondogenito.

Doverlo lavare mentre il più piccolo si dispera dietro al cancelletto di sicurezza della cucina come se fosse in gabbia.
Dovergli prestare una stanza delle due a disposizione per decine di minuti nell’attesa che, con comodo, riesca a fare “i suoi bisogni”.
Doverlo rincorrere per casa perché dopo un ora “non ha ancora finito” quando in realtà si vergogna semplicemente nel farsi pulire.
E a tutto questo ho detto semplicemente basta.

Speranzosa che potessero finalmente essere utili, ci siamo portati dalla calabria il riduttore per wc e lo sgabello di Cars acquistati su amazon mesi fa e mai utilizzati, confidando che invece almeno qui saremmo riusciti a usarli.
Ed è bastato perdere la pazienza un solo giorno per ottenere ciò che per mesi tutti avremmo voluto mio figlio facesse: la cacca nel gabinetto.

Utilizzando il suo punto debole (i Minion) dopo i dolci, sono riuscita a convincerlo nel sedersi su quel meraviglioso riduttore di Cars appoggiando i pedini sullo sgabello con in mano il telefono che nel mentre mostrava il film dei Minion su Netflix: la mia manna dal cielo.

Una manna dal cielo che indicò l’inizio della fine.

Quel suo stare da solo in bagno mentre con calma prendeva confidenza con il suo corpo e con l’odioso gabinetto senza nemmeno accorgersene distratto dai cartoni, si è dimostrato lo sprono giusto per far si che di giorno in giorno lo ritrovassi li seduto senza nemmeno più avvisare e senza che nessuno gli preparasse il trono.
Un giorno dopo l’altro ha imparato ad autogestirsi sistemando la sua “zona relax” in autonomia fino a che questa mattina, dopo aver addormentato il più piccolo, l’ho trovato li che mi attendeva dopo aver già finito di usare il bagno orgoglioso di aver fatto tutto da solo e di essere finalmente “grande”.

Questa esperienza mi ha aiutata ha capire che spesso sono troppo permissiva con i miei figli.
Mi ha aiutato a rendermi conto che imporre le cose non serve a nulla ma che spesso per raggiungere un obiettivo bisogna solo ingegnarsi utilizzando gli strumenti migliori che di persona in persona possono cambiare.
Per il più grande ad esempio la soluzione giusta era stata un vasino parlante mentre per il secondogenito a quanto pare sarebbe bastato solo un semplice schermo per potersi rilassare guardando un film.

Sono orgogliosa di me per aver trovato in una necessità la soluzione giusta e sono orgogliosa di lui per aver finalmente trovato la giusta armonia che gli serviva per sbloccarsi.
E adesso, di figlio, ne manca solo uno. Anche se per parlare di spannolinamento c’è ancora parecchio tempo.

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