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Passione Maledetta Anteprima

Passione maledetta

by Giada Lopresti

È così che con grande emozione e colma di un bagaglio che porteró sempre con me, vorrò ricordare per sempre questo giorno. 2400km di strada, 8 ore di viaggio, 2 ore di concerto e tante tante soddisfazioni. Questo é quello che mi ha atteso nelle nemmeno 36 che mi hanno piacevolmente trattenuto a Milano nei giorni scorsi. Come sempre il rivedere i miei amici e  quello che per anni è stato il mio mondo, è una sensazione che mi dà quella giusta carica per proseguire le mie giornate con un pó meno nostalgia.

Riuscire poi a portare insieme a me il marito, lui che Milano non la vuole vedere nemmeno in fotografia e dalla bocca l’altro ieri sono uscite le seguenti parole: “peró Cernusco é davvero bellissima” lasciandomi basita e attonita davanti a questa affermazione. Un attimo di sgomento infatti ha seguito la sua esclamazione dove per un solo secondo il cuore si è fermato e le mie orecchie non credevano di aver sentito davvero un complimento nei confronti di quello che dopo la mia famiglia e i miei cari, sarà importante e vivido per sempre nel mio cuore.

Tornare ancora una volta a casa anche se solo per poco, vivendo momenti cosi semplici ma altrettanto unici ancora una volta è stata una grande fortuna.
Una donna che si vede proiettata in quel passato di adolescente che viveva costantemente la sensazione di poter tenere il mondo tra le mani con l’unica differenza, che da allora sono cambiate tante cose.
Fremere come una bambina al pensiero di riuscire a “realizzare un sogno”. Lo stesso sogno infranto quasi due anni fa quando qualcosa di più grande e importante incombeva sul mio essere mamma: la fortuna di mettere al mondo un figlio.

Contro pareri contrastanti e con il sostegno di altri, ho voluto cocciutamente trasformare un desiderio in realtà nonostante la gravidanza, nonostante il mio enorme pancione e nonostante là stanchezza che di giorno in giorno si fa sentire sempre più. Ho attraversato l’Italia per ritornare nella mia casa e per rientrare in quel posto che ho sempre adorato, un luogo che impari ad amare per la sua maestosità e per quello che riesce a trasferiti nonostante l’età, la fede calcistica, o la tua provenienza. Un posto che per me è sempre stato il tempio di tutto: da sempre un luogo speciale, che mi ha donato infinite emozioni fin da ragazzina e che due sere fa mi ha offerto l’ennesimo ricordo senza eguali. Quel luogo è S.Siro.

Varcare ancora i suoi cancelli, farlo mano nella mano con mio marito, ritrovarsi al centro del mondo e guardandosi intorno chiedersi quante altre mamme come me c’erano tra quegli spalti. Quante donne, quante future mamme avevano fatto la mia scelta nel vivere una serata piena di tutto e molto di più.
Ho trascorso minuti interminabili osservandomi in giro, chiedendomi cosa ognuna di quelle persone stesse provando nell’attesa che tutto iniziasse e soprattutto chiedendomi cosa mi avrebbe aspettato.

Quando le luci si sono spente e i monitor hanno iniziato a proiettare le prime immagini, mi sono sentita avvolgere da una grande emozione. Mi sono commossa al pensiero di vivere finalmente quel momento che tanto avevo atteso ma soprattutto vedendomi li, con il pancione al settimo mese consapevole di avercela fatta e di aver dimostrato ancora una volta a me stessa che tutto è possibile se solo lo si vuole.
Sono stata attenta, mi sono goduta ogni canzone e ogni parola come se fosse la mia ultima occasione di poter tornare, abbracciata all’uomo che amo e che nonostante tutto ha voluto essere al mio fianco e al fianco del figlio che porto in grembo.

Ho passato tutta la sera con la metà del mio cuore a casa, sapendo che probabilmente i miei bambini sarebbero voluti essere li con noi. Mi sono consolata pensando che in fondo erano troppo piccoli per portarli e che in qualche modo erano comunque presenti perché in ogni canzone ascoltata c’era dentro anche un pò di loro.
Un concerto durato troppo poco solo perché nonostante la stanchezza sarei stata ad ascoltare i Modà tutta la notte pur di non vedere la fine di quella serata, una fine che mi ha riproiettato nel mondo reale dove in qualche modo ormai era già ora di rientrare e ritornare al mondo reale. 

Salutare gli amici di sempre fuori dal stadio è stata la parte più triste di tutto.
Sapere di rivederli senza conoscerne il quando è ogni volta malinconico da morire. Ma al contrario di altre volte in cui ho vissuto la stessa scena, l’avere mio marito al mio fianco mi ha decisamente dato più forza e sicurezza perché non ero sola nel mio dolore.

Il viaggio in macchina verso casa e abbracciarlo stretto insieme al nostro bambino è stata la migliore chiusura di serata che avrei potuto chiedere perché poi, nonostante la stanchezza, nonostante le gambe gonfie, nonostante fosse tardi e ci aspettasse una  successiva giornata romantica in giro da soli per Milano, la mia serata perfetta si era conclusa. Una nottata che ha portato con se un risveglio di sole come benvenuto al nuovo giorno al fianco dell’uomo che amo perché in fondo, per quanto spesso io non glielo dica, per me è lui la mia passione maledetta.

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