Home Life Mio figlio non va all’asilo perché non è vaccinato
Bambino che sorride

Mio figlio non va all’asilo perché non è vaccinato

by Giada Lopresti

Era dicembre e mi emozionavo pensando a quando il mio secondo bimbo avrebbe iniziato l’asilo.
Avevamo deciso che con l’inizio del nuovo anno avrebbe varcato la porta della struttura che suo fratello frequenta da ormai due anni, immaginando la scena nel vederli attraversare insieme quell’ingresso mano nella mano e pieni di orgoglio l’uno dell’altro.

Conoscendoli si sarebbero impettiti davanti ai compagni mostrando fieri il loro rispettivo fratello, facendo vedere agli altri che qualsiasi cosa sarebbe successa, l’altro sarebbe stato li per lui.

Ho fantasticato per settimane nell’attesa di quel giorno.

Ho acquistato tutto il necessario per far si che non mancasse nulla, tutto complementare agli accessori del fratello in modo avere le stesse cose senza dover litigare nel contendersi anche questo aspetto del quotidiano.

Trascorse le feste e terminata l’attesa, tutto era pronto per un nuovo percorso ed una nuova emozione. Bisognava solo decidere quale sarebbe stato il momento più adatto in termini di “quale giorno della settimana sarà migliore?
Questo perché nonostante il grande entusiasmo nel fare tutto ciò che il fratello maggiore vive già da tempo, è un passo molto importante che richiede un inserimento graduale.

In quello stesso periodo di grandi cambiamenti abbiamo anche iniziato a fare i primi vaccini (in ritardo) al più piccolo dove, portando con noi anche i libretti dei fratelli più grandi, ci siamo accorti che quello stesso ometto che avrebbe dovuto iniziare l’asilo da li a poco, era sprovvisto di ancora alcuni dei principali vaccini obbligatori.
Non per svogliatezza o dimenticanza ma perché ogni qual volta che era stato fissato un appuntamento per le varie iniezioni, lui era perennemente malato o in cura con farmaci vari ed eventuali.

Fin da piccolissimo è sempre stato un bambino molto cagionevole di salute (merito anche del fratello maggiore che portava a casa ogni microbo esistente tra le quattro mura dell’asilo) e questo ci h portato nello slittare continuamente tutte le scadenze fino ad arrivare alla “veneranda “età di due anni mezzo con assunti solo la metà dei vaccini.

Non è stato facile rendersi conto e accettare che la mia e la nostra leggerezza a riguardo ci ha portato a grossi rischi sia per lui e per la società.

Che poi ci sia sempre andata bene è tutta un’altra storia.

Davanti a questa per me allucinante conclusione ho preferito quindi NON mandare mio figlio all’asilo nido fino a che non fosse coperto da tutti i vaccini previsti sia per la sua tutela che per la tutela dei bambini che avrebbero avuto contatti con lui.

Vaccinare non è obbligatorio ma sono sempre fermamente convinta che sia un dovere oltre che un diritto.

Abbiamo trascorso il primo trimestre del nuovo anno nel portare il bambino a fare le iniezioni vaccinali con cadenza mensile, riuscendo a recuperare nel giro di brevissimo tempo tutti gli arretrati.

Nonostante la mia convinzione sull’argomento e sul fatto che vaccinarsi e vaccinare sia un dovere nei confronti di tutti è stato straziante vivere quei momenti.
Se infatti è difficile rimanere impassibili davanti alle lacrime di un neonato inerme si può solo immaginare quanto possa essere complicato sentirsi impotenti davanti ad un bambino già perfettamente consapevole di quello che da li a poco dovrà fare. Consapevoli che la puntura è pur sempre dolorosa.

Abbiamo affrontato ogni situazione con la classica ansia che assale un genitore edotti del fatto che fosse la scelta più giusta fino a che la pediatra dell’ambulatorio non ci ha informato che il vaccino della varicella avremmo dovuto slittarlo nel periodo dopo l’estate. Per la precisione ad ottobre, momento in cui l’avrebbe fatto anche il più piccolo della famiglia.

Uno dei vaccini che per me era importante recuperare in breve tempo, non era possibile farlo in quanto a rischio contagio per il piccolino di casa.

Il virus della varicella infatti tendenzialmente decorre senza dare complicazioni, ma il discorso cambia se si tratta di neonati.

Se un bambino molto piccolo contrae questa malattia l’attenzione da prestare nei suoi confronti è massima in quanto può complicarsi in polmonite o encefalite.
Succede molto raramente ma sono sempre stata convinta che dove si può, è sempre meglio prevenire piuttosto che curare.

È stato “difficile” accettare la situazione. Più che altro perché l’incontenibile entusiasmo del voler finalmente iniziare l’asilo era diventato ingestibile.

Ogni mattina nel vedere il fratello maggiore andare verso quella che sarebbe dovuta essere anche la sua meta, lo portava a pianti continui e disperati dove riuscire a spiegare il perché non fosse possibile andare tutti insieme era diventato piuttosto arduo.
Fu difficile gestire il tutto fino a che, dopo un adeguato confronto con la pediatra dell’ospedale, abbiamo deciso di somministrare comunque il vaccino della varicella al secondo dei miei bimbi.

Mi sono informata sui tempi d’incubazione del virus, di come eventualmente si sarebbe sfogata la malattia e di come avrei potuto tutelare il più piccolo di loro da un eventuale rischio di contagio.

Incubazione: dai dieci ai venti giorni circa. 
Manifestazione: bolle rosse  su tutto il corpo che si sarebbero trasformate in vescicole, il quale contenuto è la causa di contagio della malattia.
Tempistica di guarigione dal contagio: circa tre/quattro giorni.

La soluzione sarebbe stata iniziare a controllare tutto il corpo di nostro figlio ogni giorno fino ad un mese dopo l’iniezione (giusto per sicurezza) e, nel caso di manifestazione delle bolle (che non sempre avviene nel post vaccino), migrare il piccolo infetto dai nonni per il tempo necessario alla guarigione.
Avendo anche contratto la malattia da piccolina avrei comunque potuto passare del tempo con lui senza tramutarmi in una mamma trasmissiva.

Sarei potuta stare con lui quando il più piccolo non avrebbe avuto necessariamente bisogno di me.

È stato così che abbiamo deciso in comune accordo che non avremmo aspettato di vaccinarlo insieme al fratello più piccolo il prossimo ottobre, ma che avremmo proceduto subito usando tutte le accortezze del caso.

E vaccino per la varicella fu.

Da quel giorno lo controlliamo molto scrupolosamente e nonostante siano già passate ormai due settimane, fino ad oggi non risultano segni di questo virus attenuato iniettato al mio bimbo il tredici di marzo.
Ha reagito alla grande nel post puntura e il suo corpo sta reagendo altrettanto bene nel contrastare il virus stesso.

Motivo per cui finalmente a breve potrà realizzare il suo piccolo sogno di bambino e dove io, mamma, vedrò iniziare a sbocciare il secondo piccolo fiore della nostra casa vedendolo crescere passo dopo passo nella sua indipendenza.

Non so cosa potranno pensare gli altri di tutto questo ma ho creduto e tutt’ora credo che sia stata la scelta giusta. Soprattutto per lui che ancora oggi chiede in continuazione di poter andare la dove fino ad oggi gli è stato negato.
Non so quante mamme avrebbero fatto la stessa scelta. Non so quante di loro avrebbero preferito non mandare all’asilo il figlio per evitare di mettere in pericolo la sua salute e quella degli altri.

Io l’ho fatto e questa mia decisione mi permetterà di essere serena sempre. Almeno per quanto riguarda la varicella.

©MammaCheVita - Tutti i diritti riservati

You may also like

3 comments

NonPuòEssereVero 31 Marzo 2017 - 15:17

Post estremamente intelligente..fossero tutti così i genitori!

Reply
Giada Lopresti 2 Aprile 2017 - 19:39

Visto che purtroppo non sono tutti così speriamo che, a chi non fa la stessa cosa, gli capiti questo post sott’occhio e leggendolo decidano di cambiare filosofia 😉

Reply
L'informazione sui vaccini è importante come vaccinare | MammaCheVita 28 Giugno 2017 - 11:38

[…] Ho scelto di non mandarlo all’asilo per un dovere morale in quello in cui credo e per tutelare sia il singolo che la comunità. […]

Reply

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.