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Un mare d’amare

by Giada Lopresti

Ho sempre amato il mare.
L’acqua, la salsedine e la spiaggia hanno fatto parte di me da che ne ho memoria.

Alcuni dei miei ricordi più belli e alcune delle persone a me più care hanno vissuto o le ho conosciute in un luogo di mare. Lo stesso luogo che un giorno, all’età di ventiquattro anni ho voluto che diventasse casa mia.
Dopo un infanzia e un adolescenza vissuta in città tra smog, frenesia, confusione e tempo che non bastava mai, ho deciso che era ora di realizzare un sogno tutto mio.

Fin da bambina infatti ogni anno per sole tre settimane, diventavo parte adottiva di una comunità che vive in un paese che affaccia sul mare. Il calore di queste persone e la magia di questo luogo di anno in anno mi entravano dentro come se con il passare del tempo io riuscissi sempre meno a sopportarne il distacco per rientrare in quella che era la mia realtà.
Sognavo ad occhi aperti e puntualmente dopo la fine della scuola contavo i giorni che mi separavano da quel posto che ai miei occhi era il più bello del mondo. Lo stesso luogo che tanti anni dopo mi ha fatto innamorare non solo delle mie vacanze ma anche di quello che oggi è mio marito.

Cambiare vita per amore, cambiare vita per affacciarsi ogni giorno alla finestra e vedere che tutto ciò che avevo desiderato fino a quel momento finalmente mi apparteneva.

Guardare quotidianamente quel mare che tanto ho desiderato far mio e che da quel momento lo era anche diventato.

Sognare l’estate non era più un agonia ma un piacere che si avvicinava ad ogni inizio di primavera.
Respirare la salsedine e quel profumo che solo in riva ad una spiaggia puoi assaporare. Osservare seduta le onde che vanno e vengono in una danza meravigliosa accompagnata dal flebile suono dell’acqua e dalla schiuma che arriva e va via veloce ritornando al mare.

Potrei scrivere un libro su tutte le emozioni e su tutte le sensazioni che sprigiona in me questa forza della natura, ma la soddisfazione più grande che ad oggi ho potuto provare in merito a questo, è racchiusa tutta nei miei bambini.
Loro che hanno provato il primo caldo sole quando ancora nelle grandi città si usavano le giacche per uscire di casa.
Loro che vuoi per natura e vuoi per sensibilità hanno imparato ad amare l’acqua molto più di quanto forse io l’abbia mai amata in vita mia.
Loro che intuiscono quando l’estate sta finendo perché sanno che dovranno passare ancora molti mesi prima di ritornare in quell’acqua cristallina per nuotare con i pesci e osservare stupiti i fondali sassosi.

Sarà poi che dall’acqua noi nasciamo, questo elemento è sicuramente una vera e propria calamita soprattutto per i bambini.

O almeno lo è per i miei.

Io amo osservarli giocare nella loro purezza e semplicità con gli occhi che brillano quando guardano l’acqua che li attende per un tuffo o solo per dire “mamma guarda cosa so fare!”.
Amo vedere i loro piedi a mollo nell’acqua mentre con lo sguardo cercano qualche piccolo pesce a cui dare la caccia solo per sentirsi come loro.
Amo il loro modo di essere così innocenti in uno stupore e in una gioia che solo un bambino è in grado di donarti nelle cose più semplici.

E quello che odio di più di tutte è il fatto che, una volta finito la calda stagione per riuscire a far parte di tutto questo, si debba interrompere un sogno che inevitabilmente li costringe a crescere in un tempo in cui tutto questo diventa solo un ricordo.

Come sarebbe bello se potessero vivere il mare ogni volta che uno di loro ha il desiderio di esplorarlo. Farlo diventare loro nella maestosità di un mondo perennemente da scoprire nella sua fauna e nella sua flora.
Vorrei potessero osservare le bellezze di questo mondo non solo attraverso uno sguardo veloce dalla loro prospettiva di fondale.
Vorrei potessero comprendere e scoprire quando questo universo possa essere magico e pieno come se fosse parallelo al nostro.

Perché in fondo lo è.

Che gioia sarebbe per me guardarli mentre stupiti osservano mandrie di pesci che nuotano in ogni direzione. Vedere nei loro occhi la scoperta di qualcosa di nuovo come solo qualcosa di inesplorato e sconosciuto sa regalare.
Un pò come quando insieme rimaniamo incantati davanti alla tv mentre le immagini proiettano il film “Alla ricerca di nemo”: pesci tropicali, razze, squali. Centinaia di specie diverse unite in un unico posto solo per essere scoperte e ammirate a bocca aperta.

Osservare tutto questo come se fossero in un museo dove “guardare ma non toccare” è la regola d’oro. Dove si impara il rispetto per quello che osserviamo con stupore e curiosità avendone riguardo ma facendo al contempo mille domande.

Invidio, di un invidia buona, chi ad esempio come noi vive in un luogo di mare ma ha la possibilità di goderne ogni giorno le bellezze anche in modo diverso da quello che è indossare un costume da bagno.
Invidio chi può osservare tutti questi capolavori dal vivo anche se solo attraverso un vetro e invidio chi, anche non vivendo al mare, riesce a far vivere ai propri figli tutto questo.

Perché un posto così speciale esiste e andarci è uno dei miei sogni fin da quando ero bambina.

L’acquario di Genova è ciò che rispecchia al meglio ogni aspetto migliore del mare.
Attraverso semplici ma maestose vetrate si può osservare un mondo che fino a quando non ti ci ritrovi davanti puoi solo immaginare. Un mondo che ogni giorno ospita centinaia di persone e che io ho promesso che un giorno farò conoscere ai miei figli.

Loro che amano così tanto tutto questo impazzirebbero davanti a tanto splendore non riuscendo a staccare ne occhi e ne mani dalle immense vetrate. E io che, in tutto questo, molto probabilmente farei esattamente come loro.
Con stupore osserverei un mondo che scoprirei essere a me sconosciuto nelle sue varianti e nelle sue variabili. Esplorerei tutto con gli stessi occhi dei miei figli perché una prima volta è sempre emozionante per chiunque, indipendentemente dall’età anagrafica.

Vedrei finalmente i delfini e i lamantini, mammiferi marini che hanno dato origine al mito delle sirene. Osserverei dai pinguini ai grandi predatori del mare: gli squali. E poi meduse, foche e coloratissimi pesci tropicali.
Tutto questo unito alle più recenti tecnologie che permettono di esplorare e conoscere ancor meglio ogni dettaglio della struttura e di ciò che la compone.
Visitare l’acquario di Genova oggi non è certamente la stessa cosa dell’averlo fatto vent’anni fa: molte più cose da scoprire, molte più cose da vedere e molto più grande lo stupore finale.

Una meta promessa ai miei figli che spesso mi vedono scrutare immagini di animali marini bellissimi e delle volte curiosi.
Un meta che per loro sarà reale esattamente come per me lo è stata realizzare il sogno di far diventare il mare una parte della mia vita.
Una meta da regalare per riassaporare l’estate anche durante il freddo inverno, magari proprio in un giorno simbolo dello stare insieme in famiglia come l’otto dicembre.

Perché non bisogna per forza essere bambini per poter realizzare un sogno.

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