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Chiusi in casa in attesa dell’estate

by Giada Lopresti

Prima dell’estate arriva sempre la primavera.
Una primavera, quest’anno, iniziata con largo anticipo rispetto alle previsioni e che ha stupito tutti con temperature calde e completamente fuori stagione ancora in pieno febbraio.

Io, sempre freddolosa in inverno ed estremamente accaldata d’estate, ero stupita nel vedere tutti gli alberi del viale di casa in già piena fioritura seppur marzo dovesse ancora iniziare.
Un inizio quindi propositivo. Uno di quelli che ti rallegra già l’umore al solo pensiero di riuscire ad uscire di casa quella volta in più.
Ovviamente insieme a tutta la famiglia.

Una primavera che seppur anticipata ha trasformato il mese di marzo in qualcosa di ben lontano dal conosciuto pazzerello ma che ha solo illuso su quella che sarebbe stata la vera primavera che ci avrebbe atteso.
Viaggi organizzati, settimane trascorse nel far quadrare ogni piccolo spostamento per goderci ancor di più queste temperature alle volte persino estive, ma che si sono trasformate presto in un “ottrile” e in un “maggembre”.

Un periodo dove vestirsi a cipolla non era più sufficiente dato che, weekend dopo weekend, ci siamo ritrovati a far slittare molti programmi decisi ormai da tempo.

E così ci siamo inventati di tutto, pur facendo sempre le stesse cose, per ammazzare la noia e trascorrere del tempo insieme.

Essendo cinque però, decidere all’unanimità non è mai cosa facile.

Tra di noi infatti c’è chi puntualmente non è d’accordo. C’è chi ha qualcosa da ridire e chi invece decide spontaneamente di isolarsi anche non facendo nulla.
Solo per il gusto di non voler partecipare.
Umori spesso contagiati dal tempo che in questo periodo ci ha decisamente remato contro. Perché tutti, almeno un po’, siamo meteoropatici.

Sabati interi dedicati ai compiti e susseguiti dal un grande desiderio dal sapore di cuscino e coperte.
Domeniche trascorse fissando il vuoto tra una partita di carte e qualche ora immersi tra giochi di ruolo e costruzioni. Il tutto condito dall’immancabile pallone di stoffa che ogni tanto si vede volare da una stanza all’altra come un boing 747.

E poi c’è la tv. Quella che nelle giornate di pioggia è l’unica che dona un po’ di luce in casa senza l’obbligo del dover accendere tutte le lampadine per sostenere ancora di più il fatturato dell’Enel.
Un film, un cartone animato, qualche brano musicale giusto per fare qualche salto e cambiare la posizione da orizzontale a verticale. Magari tenendo anche i piedi ben saldi sul pavimento.

Una tv che, una volta accesa, resta amica per pochi minuti, fino a che non passa quell’alito di vento che distrae qualcuno e facendo si che tutto possa tornare esattamente come prima.

Cicli infiniti di cose da fare ma che con la stessa volubilità di un’allodola si tende a cambiare in maniera molto rapida facendo si che quasi mai, tutti e cinque, si riesca a trascorrere del tempo insieme per più di dieci minuti. Cronometrati al centesimo di secondo.

Questo fino a che non si propone una sfida vera e propria.

Una sfida che ti fa sentire la competizione fin dentro le ossa ma che non ti permettere di diventare triste quando si perde.
Una di quelle praticabili solo quando il più piccolo di tutti e cinque è in piena fase rem pomeridiano, dove ci si deve divertire facendo regnare il silenzio. Perché se Enea si sveglia, la festa è finita per tutti.

E quindi tra le tante opzioni, la sfida vera arriva spostando il divano cercando di fare meno rumore possibile, staccando i Joy-Con dalla console, prendendo i volanti dallo scaffale e accendendo la Nintendo Switch. A seconda dei momenti decidiamo poi se giocare in modalità portatile o collegandola alla televisione.
Sì, perché la console Nintendo Switch in realtà sono 2 console in 1, ed il passaggio da modalità da casa a portatile è semplice ed istantaneo, basta togliere la console dalla docking station e osservare l’immagine passare all’istante dalla TV allo schermo della console.

Giocando a quel primo gioco che la mamma ha comprato ormai mesi or sono.
Ma che tutti, tutti, in casa amano. Enea compreso (ed ecco perché è bene utilizzarlo solo quando dorme).

È così che nelle giornate più noiose e per staccare un po’ dal resto, passiamo insieme il nostro tempo. Senza esagerare, ma quanto basta per riuscire a divertirci prendendoci in giro l’un l’altro senza le varie arrabbiature dove nella fase delicata che va dai quattro ai sei anni, perdere una partita equivale a sentirsi più consumato di uno straccio per i pavimenti.

Ci si siede, ci si allea con il vicino di gomito per spodestare chi tra noi è più avanti di tutti, diventando poi “nemici” nel momento in cui quel primo posto lo stai per tagliare tu stesso.

Mario Kart 8 è tutto questo fin dal primo giorno.

Una vera fonte di distrazione per ridere stando insieme.
Una fonte di distrazioni che ci fa fare molto di più che stare solo davanti ad uno schermo.

È un gioco che ti permette di giocare da solo e di divertirti insieme agli altri. 
Ti permette di rivivere la tua infanzia quando sei adulto e di scoprirne una ex novo quando ancora sei un bambino. Presentandoti tutti i personaggi più amati dal 1989 ad oggi.
Tutti, ovviamente, con una grafica che rispecchia molto di più il XXI secolo.

E fa ridere, fa ridere tanto.
Fa parlare e confrontarsi di continuo e consente di non sentire mai il peso della sconfitta facendoti però sentire un re nel momento della vittoria.

Così abbiamo quindi trascorso alcuni pomeriggi dopo la scuola e alcuni momenti dei nostri weekend, tra un cielo grigio e un temporale insistente.

Lo abbiamo trascorso insieme alternando i gusti di tutti tra il muovere le mani, i piedi e gli occhi. Trasformando momenti di noi in qualcosa di puro divertimento in solitaria, in coppia, in tre, in quattro o giocando insieme tutti e cinque.
Facendo qualcosa che piacesse davvero a tutti e dove tutti potessero sentirsi coinvolti senza distinzioni.

E anche se finalmente la primavera, arrivati a fine maggio, sembra essersi ripresa il suo vero posto grazie al bel sole e alle temperature da maglietta a manicacorta, non è detto che qualche volta non ci possa ancora divertire in questo modo.
Magari approfittando del caldo atomico che presumibilmente prima o poi dovrà arrivare, dove stare chiusi dentro casa sarà decisamente più piacevole che sudare da fermi non appena varcata la porta. O magari quando siamo in giro, in coda in auto, visto che Nintendo Switch è appunto una console sia da casa che portatile.

A ogni modo, ogni scusa è buonaper potersi sfidare nuovamente e magari vincere qualche partita.
Perché se da ragazzina con i videogiochi ero un portento, ad oggi ho capito di dovermi allenare di nuovo per riuscire a battere i miei bambini, che pur regalandomi la gioia di scegliere il circuito più semplice, riescono sempre a farmi sentire quello straccio da pavimenti menzionato poco sopra.
Ma sempre e solo con il sorriso stampato in viso e un finto volante in mano.

<Post in collaborazione con Nintendo>

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