Home LifeFamily Due giorni con te

Due giorni con te

by Giada Lopresti

Tre settimane di attesa. Tre settimane che sono sembrate mesi ma che, alla fine delle stesse, il primo di settembre ci hanno permesso di stare di nuovo tutti e cinque insieme.
Tre settimane di attesa che hanno rischiato di sfumare facendone passare almeno altrettante prima di poterci riunire quando, squillato il telefono, mi sono sentita dire “mi hanno cancellato il volo”. 

Da quando mio marito lavora lontano da casa, ho contato sulle dita di una mano mozzata le volte in cui ha smesso di lavorare in orario. E una di queste volte è stata, per fortuna o per destino, proprio il giorno in cui sarebbe dovuto tornare da noi.

Non avevamo preteso molto: solo 39 ore insieme.

E se calcoliamo che di queste almeno 12 si sarebbero usate per dormire, la richiesta sarebbe scesa ulteriormente.

Venerdì sembrava che la ruota stesse girando dalla parte giusta. Finito di lavorare in orario, mio marito avrebbe solo dovuto pranzare, farsi una doccia e andare in aeroporto in attesa del suo volo.
Se non fosse che nel tragitto poco prima della partenza, la compagnia aerea lo ha avvisato di un ritardo del volo. Ritardo che non gli avrebbe permesso di riuscire a prendere la coincidenza a Roma.

È così che è iniziato il panico.

Panico che si è trasformato in terrore solo dieci minuti dopo quando il volo è stato definitivamente cancellato.

Inutile descrivere la rabbia che traspariva dalla voce di mio marito. Come inutile descrivere quello che ho provato per alcuni minuti quando cercavo di collegare le parole “il volo” al “è stato cancellato”. Perché la parola cancellato proprio non riuscivo a decifrarla. 

Era stato come un fulmine a ciel sereno, come quelle notizie che fatichi a realizzare. Ricordo solo di aver farfugliato quattro parole prima che mi mio marito chiudesse la telefonata senza salutare parlando da un altro cellulare con la compagnia aerea.

Appoggiai il telefono sul mobile, mi sedetti sulla sedia e ingoiai le lacrime per paura che mi potessero vedere i bambini. Stavo già pensando a come dire a Cesare che suo padre non sarebbe arrivato perché oltre che essere il più grande è sicuramente quello che tra i tre è il più legato al suo super papà.
Lui che non vedeva l’ora di riabbracciarlo e che aveva persino dormito nel pomeriggio solo per poter rimanere sveglio più lungo nella speranza di poterlo salutare.
Lui che di pomeriggio non dorme mai e che ha trascorso tutta la mattinata del venerdì chiedendomi se era ora di andare a dormire per potersi riposare un pochino.

Telefonata dopo telefonata ci siamo ritrovati in mano a delle persone che non furono nemmeno in grado di poter cambiare il biglietto che mio marito stava “perdendo” costringendoci alla scelta di dover, quattro ore prima di partire, acquistare definitivamente un altro biglietto aereo.

Non appena ebbi la lucidità di collegare ciò che stava succedendo e capendo di non dover deludere soprattutto i miei figli, l’unica soluzione si è rivelata quella di mettersi all’opera per cercare un volo da poter prendere la sera stessa anche a costo di dover arrivare in treno fino a Roma.
Incredibilmente ne trovai uno da Milano per quella sera stessa. Un volo che mi fece cercare di conseguenza anche un treno per farsi che lui riuscisse ad arrivare in aeroporto in tempo.

Vidi i sacrifici di un intero mese di mio marito sfumare solo per non deludere la voglia di tutti di potersi riabbracciare.

Perché in Italia non basta dover separare le famiglie per riuscire ad avere l’opportunità di arrivare alla fine del mese, ma è anche necessario dover aprirsi un muto per poter tornare a casa nel voler riabbracciare i propri figli.

Dopo un “questi in mezzo agli altri” (detto comune di queste parti) l’importante era stato solo riuscire a raggiungere il nostro scopo: per me poter riabbracciare mio marito e per i nostri figli poter rivedere loro papà.
Riuscito ad arrivare in aeroporto con netto anticipo ovviamente non sarebbe potuta mancare una sorpresa ad attenderlo: l’aereo infatti era ritardo. Anche quello.

Un volo che fino all’ultimo ci ha lasciato con l’ansia che mio marito non riuscisse a tornare a casa ancora una volta.

Avevo programmato per lui una sorpresa. Una sorpresa che lo avrebbe lasciato a bocca aperta facendomi trovare insieme al nostro bambino più grande in aeroporto. Una sorpresa che a quel punto non sapevo più se sarei stata in grado di fare.
Una sorpresa che per far sì che funzionasse ha richiesto la disattivazione di tutte le geolocalizzazioni del mio telefono in modo tale che lui non potesse vedere dove fossimo nel momento in cui sarebbe atterrato. Peccato solo che, almeno per una volta, mio marito è stato in grado di dimostrarsi più furbo di me controllando la mia posizione dall’unica applicazione ancora in funzione.

Nonostante mi abbia scoperto con le mani nel sacco, la sorpresa riuscimmo a fargliela ugualmente.  Un momento emozionante soprattutto quando nostro figlio ha incominciato a chiamarlo per poi corrergli incontro per abbracciarlo forte mentre io, gustandomi la scena, piangevo come una bambina con il nodo alla gola.

Quell’abbraccio e quell’instante erano valse tutte le preoccupazioni del pomeriggio compreso il timore di non poterlo rivedere.

Un attimo che è stato in grado di cancellare tutte le paure e tutte le delusioni di quello che pensavamo non si sarebbe realizzato.

Il giorno successivo ci siamo poi ritrovati nel fare una festa di non compleanno al più piccolo di casa, una festa anticipata convinti che la domenica (giorno effettivo del suo compleanno) le previsioni del tempo avevano previsto il diluvio universale. Una pioggia che in realtà è arrivata solo durante il taglio della torta dello stesso sabato perché, tra tutte, qualcosa sarebbe dovuto per forza andare storto.

È stata una festa strana. Un compleanno anticipato con me non ne avevamo mai organizzati anche se l’importante per noi era solo poter stare insieme osservando la felicità negli occhi dei nostri figli in presenza del loro papà, guardando anche con quanta gioia sono stati capaci di accoglierlo volendo trascorrere insieme a lui per questo così breve tempo.

Ventiquattro ore praticamente volate che ci hanno catapultato direttamente nel giorno del compleanno di Enea. Giorno in cui avremmo già dovuto salutare il papà dopo aver tagliato una piccola torta simbolica cantando insieme la canzone di buon compleanno.
Una candelina  da soffiare, un grande abbraccio tutti insieme per poi dover tornare in aeroporto con un altro arrivederci. 

Il solito silenzio nel tragitto in auto.

Un viaggio che abbiamo deciso di fare da soli per regalarci anche del tempo per noi. Tempo dove saremmo stati solo lui e io. 

Quell’abbraccio forte e intenso, le sue lacrime ingoiate ancora una volta poco prima di partire, e io che per la seconda volta ho dovuto trattenere le mie dimostrandogli che realtà, tra i due, lui è il più forte nel dover ogni volta salutarci pur non volendolo fare.

È stato un giorno e mezzo stupendo dove rifarei tutto il necessario per riabbracciare mio marito. Un marito che mi ha fatto rivivere un po’ quelle sensazioni di quando ancora eravamo una giovane coppia nella passione e nei sentimenti: il cuore che batte forte, le farfalle nello stomaco, la voglia di vedersi e godere di ogni istante come probabilmente da tempo non accadeva 

Vivere così lontani l’uno dall’altro è veramente difficile, soprattutto per lui che ha lasciato un Enea gattonante per ritrovarlo in grado di stare da solo sui suoi piedi. È però innegabile anche che tutto questo ci stia mettendo ala prova come coppia e come genitori.
Una prova che sembra stiamo superando alla grande anche se, è inutile dirlo, si spera finisca presto passandola a pieni voti.

È stato un weekend pieno di emozioni. Un weekend troppo breve per quello che avremmo voluto ma molto più lungo di quello che sarebbe potuto essere.
Due giorni che ci sono serviti per comprenderci e amarci ancora di più. Ci sono serviti per dimostrare a noi stessi che l’amore non ha età e non ha spazio. 
Lo stesso spazio che noi speriamo davvero di riuscire ad abbattere presto.

©MammaCheVita - Tutti i diritti riservati

You may also like

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.