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E sono 32

by Giada Lopresti

Delle volte mi capita di ripensare alla mia infanzia e quando mi soffermo a rivivere con la mente alcuni particolari momenti mi sento vecchia.
Non di quel vecchio stile mummificazione o reperto archeologico, ma un vecchio non più giovane come un tempo.

Sento gli anni scorrermi tra le mani come se fossero sabbia del deserto. Di quella così fine che anche senza un alito di vento ti scivola via senza far rimanere nemmeno un granello sul palmo della mano. Anni che volano via con la soddisfazione di potersi guardare indietro con orgoglio perché poi, osservando il mio riflesso in uno specchio, vedo quello che invece sono oggi.

Oggi. Un 16 dicembre qualsiasi nel quale spengo la mia trentaduesima candelina:

T-R-E-N-T-A-D-U-E-A-N-N-I-P-O-R-C-A-P-A-L-E-T-T-A

Mi penso davanti ad una torta.

Una di quelle piccole perché io non amo i dolci, e immagino che sopra questa torta ci siano trentadue candeline. Roba da spegnerle con l’aiuto dell’asciugapelli per non morire d’apnea al primo colpo e anche perché il ventilatore sarebbe troppo fuori stagione.
E poi penso al fatto che se anche le candeline fossero il doppio, avrei la possibilità di spegnerle comunque in un attimo senza troppi sforzi perché, questa trentaduenne, questa giovane vecchia è stata capace di riempirsi la vita regalando una parte di lei a tre meravigliosi bambini. Gli stessi che con entusiasmo l’aiuterebbero a far fuori la fiamma su ogni stoppino presente.

Trentadue anni vissuti a pieno dove tante cose non sono ancora state fatte ma che, quelle vissute, mi hanno regalato momenti che non rimpiangerei per nessun motivo al mondo. Il primo in assoluto la mia famiglia.
Una famiglia che c’è sempre nel bene e nel male. Una famiglia fatta di tanto amore, pazienza ma anche di tante imperfezioni.

Momenti in cui tuo figlio ti si infila nel letto di soppiatto ogni notte puntando i suoi piedi con forza tra la seconda e terza costola impedendoti di respirare come vorresti.

Momenti in cui un altro figlio ti chiede di preparargli il latte alle quattro del mattino e tu devi obbligatoriamente alzarti perché nessuno ha ancora inventato un macchinario che ti permetta di far sì che quest’ultimo, già caldo, si versi da solo nel biberon e si teletrasporti nella camera da letto.

Momenti in cui al più piccolo dei tre viene la felice idea di rigirarsi nel letto come un ballerino di salsa e merengue obbligandoti a lunghe ed estenuanti passeggiate per farlo rilassare permettendogli, almeno a lui, di dormire sonni beati mentre tu, con le occhiaie pesanti come una borsa della spesa con le offerte del 3×2 lo invidi tanto da desiderare fortemente il tuo cuscino mentre in tutto questo osservi il marito russare come se fossi all’interno di una segheria.

Momenti in cui vorresti di più dalla vita, come ad esempio dormire (vocabolo a me sconosciuto da ormai qualche tempo) o un lavoro che ti permetta di fare di più per te e per i tuoi cari.

Momenti in cui vorresti che tutto fosse perfetto perché in realtà, la tua vita “normale” lo é già.

Momenti in cui pensi che la vita vissuta fino a quel momento é comunque stupenda perche, in trentadue anni, non sono in molti a vantare le tue stesse fortune. E nonostante il peso di questi anni si senta tutto per diversi motivi, ritenersi fortunati della propria vita per tutte le gioie ma anche per tutti i dolori.

Perché spesso senza gli uni non ci sarebbero stati senza gli altri.

E io, questi trentadue anni, me li sono goduti come il destino ha voluto facessi. E sapete una cosa? Va bene così. 

©MammaCheVita - Tutti i diritti riservati

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