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Crescere un figlio

by Giada Lopresti

Nascere, essere bambina, diventare adolescente, trasformarti in donna e magicamente diventare mamma. I primi ventisette anni della mia vita sono stati questo.
Ho imparato ad amare la famiglia, gli amici, i colleghi e, “dopo” la loro nascita, i miei figli. Per loro ho scoperto un amore che non avrei mai pensato di provare. Un amore nato dall’affetto che mi lega al mio compagno e diventato una cosa sola anche se i nostri figli sono due. Senza di lui non avrei loro e senza loro tre la mia vita sarebbe vuota e senza senso.

Negli ultimi tre anni ho visto, conosciuto e provato cose che non credevo potessero esistere. Ho iniziato ad essere una persona completa, forse “povera” fuori ma molto ricca dentro.
Ho iniziato a sentirmi piena di tutto grazie ad una famiglia solo mia che in questo breve tempo mi ha saputo dare quello che nessuno sarebbe stato in grado di fare. Ho provato l’emozione di diventare compagna, ho sentito l’amore crescere diventando genitore e madre e ogni giorno, da quel giorno, osservo i miei figli orgogliosa di loro e di me.

Per sentito dire le frasi che distinguono l’affetto di un rapporto genitore-figli sono: “il maschio è della mamma e la femmina è del papà“. Niente di più vero, niente di più falso.
È vero peró che in casa nostra non si conosce l’amore per una figlia ma sappiamo cosa si prova ad amare due figli maschi, due fratelli: un amore incondizionato sopra ogni limite dove non esistono figli di classe A e di classe B. Non esiste il figlio preferito, non ci sono privilegi, non si conoscono le preferenze. Ognuno ha equamente il suo, quello che gli spetta e forse, molto molto di più.
Ci sono momenti dove magari passando più tempo con il grande, si cerca successivamente di desicarsi più al piccolo e viceversa ma mai nessuna distinzione viene fatta ne con la mente e ne con il cuore.

Osservo i miei figli che crescono sotto miei occhi come delle macchine da corsa che non finiranno mai la benzina. Osservo i loro progressi, i loro cambiamenti, le loro evoluzioni tutto come se fosse l’ultima volta perché, in fondo, lo è. Il giorno successivo sarà il giorno in cui quello che è successo ieri diverrà vecchio, e quello che li aspetta dopo sarà tutto da scoprire ed imparare.
Mi godo i momenti tra i loro giochi, i loro abbracci e le loro coccole perché so che prima o poi tutto questo finirà.
So che la mamma per loro sarà sempre la mamma ma, prima o poi verrà, accantonata per un avvicinamento fisiologico a papà. Sia chiaro, il giorno che questo accadrà sarò felice di osservarli da spettatrice, ma il pensiero che un giorno in alcune cose non potrò o non vorranno far si che io sia parte della loro vita mi rende tremendamente triste.

Un figlio che aiuta il padreGuardo a quel giorno perché succederà: è successo a me, è successo a tutti. Io da sempre la cocca di papà e la sua ombra in ogni passo, nell’adolescenza diventando donna e non potendo più condividree per scelta alcuni cambiamenti della mia vita, mi rifugiai in mia madre dove conobbi un amica fedele, una compagna, una persona a cui chiedere un consiglio, o dove trovare una spalla su cui piangere per le pene d’amore.
Mia madre da quel momento diventó il mio mondo privato, dove diventare donna mi avvicinava in modo sempre più sottile a lei trovando nel nostro rapporto la stessa sicurezza che mi trasmetteva mio padre fino a qualche tempo prima. Un giorno tutto questo succederà anche ai miei figli.

Da bambini diventeranno adolescenti, poi uomini e se lo vorranno un giorno, saranno anche loro genitori. Andranno dal papà per parlare dell’ultima conquista a scuola, o per chiedere le chiavi della macchina perché vorranno fare mattina con gli amici. Si faranno consigliare su quale attività agonistica intraprendere e probabilmente erediteranno le stesse passioni e hobby. Lo ammireranno come loro punto fermo nella vita e io osserverò entusiasta questo bellissimo rapporto che piano piano diventerà sempre più intenso, sempre più profondo e sempre più intimo.
Penso a quando durante la pubertà inizieranno a notare il loro corpo che si trasforma e che probabilmente non sapranno come intavolare l’argomento con uno dei genitori (anche qui solitamente il papà ma per il sesso maschile molte volte non lo è nessuno), la prima sigaretta, la prima bigiata a scuola, la prima barba da rasare senza sapere da dove si inizia nonostante abbiano osservato un sacco di volte il papà.

Vedo il mio compagno che li affiancherà in tutto questo, che li guiderà nell’ombra aspettando che siano loro a ritenersi pronti per chiedere un consiglio o un aiuto. Vedo un papà pronto ad insegnargli ciò che nella vita li attende e che in punta di piedi li aiuterà molte volte senza che loro se ne accorgano. Vedo un uomo che ci sarà sempre e che li stupirà anche quando loro avranno il timore o la “vergogna” di ammettere di aver bisogno.

Mi proietto in avanti e penso a quanti meravigliosi momenti vivranno insieme e a quanto tutto questo rafforzerà all’inverosimile il loro rapporto. Sono invidiosa? No… sono orgogliosa di quello che sono e di quello che saranno. Sono orgogliosa di “essermi regalata” due splendidi figli, di aver regalato al mio compagno qualcosa che per sapere di cosa si tratta bisogna viverlo e sono orgogliosa di noi, di quello che siamo e di come lo siamo perché che siano o meno dei mammoni in futuro, sono orgogliosa della nostra famiglia e di come ogni giorno unita, si tiene per mano camminando sempre insieme anche se probabilmente, prima o poi, queste mani si staccheranno e prenderanno altre strade.

Crescere un figlio

<Post in collaborazione con Leroy Merlin>

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