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Benvenuto al mondo – Imaginarium

by Giada Lopresti

Quando dopo nove mesi si ha l’immensa fortuna di riuscire ad abbracciare il proprio piccolino, di stringerlo forte a se assaporando ogni attimo di quel momento, si può comprendere l’immensa fortuna dell’essere riuscite a diventare una mamma.

Non esiste gioia più grande di questa al mondo.

Vedere per la prima volta il suo viso tanto immaginato,  sentire il suo pianto, assaggiarne il profumo e osservarlo, mentre é li, reale come mai avresti creduto. L’unica cosa a cui pensi, oltre all’amore immenso che ti travolge il cuore é quanto si sia atteso questo magico momento.
E le sole cose che riesci a dire sono: ciao amore mio, benvenuto. Benvenuto al mondo.

Per me però non è sempre stato così.
Con il mio primo bambino ero rimasta spaesata dal suo arrivo, forse non ancora pronta psicologicamente a questo cambiamento che la vita aveva prefissato per noi. Oppure forse perché ancora mancavano due settimane che, poche o tante possano sembrare, avrebbero potuto darmi ancora del tempo per immagazzinare i pensieri trasformandoli in qualcosa di concreto prima del nostro grande incontro.

Al contrario invece, probabilmente rassicurata dalla mia “esperienza” maturata con il più grande dei miei figli, sia con BigV che con Enea il nostro è stato un amore a prima vista. Ho realmente provato quella sensazione di amore infinito che per tanto tempo tempo ho desiderato sentire dentro di me.
Ho potuto condividere con il mio cuore quel colpo di fulmine di cui si parla spesso in amore e che di solito si sperimenta solo quando incontri la persona giusta. Esattamente come nove anni fa mi è successo al primo incrocio di sguardi con mio marito.

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E tutte queste sensazioni si sono moltiplicate nel momento in cui il mio terzo bambino ha deciso di nascere.

Di quella sera ricordo tutto molto nitidamente anche perché da quel giorno sono passate solo poche settimane. Ma difficilmente anche tra molti anni credo non riuscirò dimenticarne ogni attimo.

Le contrazioni a casa. I miei bambini che chiedevano la mia presenza e io che per i forti dolori non riuscivo nemmeno a respirare ma che nonostante tutto, almeno davanti a loro, non mi hanno mai tolto il sorriso per evitare si spaventassero.
Quella bugia detta a Cesare quando prima di uscire di casa a mezzanotte passata, servì a farlo andare a letto sereno.
Il tragitto in macchina che sembrava infinito e le fosse contate una ad una perché ad ogni sbalzo di macchina vedevo le stelle.

Poi l’arrivo in ospedale, la visita, il monitoraggio e senza aver nemmeno avuto il tempo di realizzare, il mio piccolo bambino li sul mio ventre in attesa del suo primo respiro.

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Un emozione da togliere il fiato.

Alzarsi in piedi per scendere dal lettino e trovarlo al mio fianco che dormiva beato. Spingerlo fino alla stanza che ci avrebbe accolto in quei primi momenti e, una volta sistemati in quell’ambiente sconosciuto, osservarlo pelle a pelle.
Toccarlo con calma, accarezzarlo, baciare le sue mani e guardarlo senza stancarsi. E anche se nella stanza non eravamo soli era come se  non ci fosse nessuno perché in quella bellissima prima notte insieme per me erano spariti tutti.

Sapevo i miei figli più grandi al sicuro nei loro letti. Sapevo che mio marito era già rientrato a casa da loro e nonostante io fossi a trenta chilometri di distanza, riuscire comunque ad essere serena come se in quella stanza ci fosse tutto ciò di cui avevo realmente bisogno.

Da quel giorno osservo mio figlio in tutte le sue parti ogni momento della giornata.

Lo guardo dormire, lo osservo guardarsi intorno curioso.
Lo guardo mentre lo cambio e mentre momento dopo momento scopro in lui dettagli curiosi, gli stessi che negli anni ho vissuto con i suoi fratelli.
Lo guardo quando cerca di decifrare i visi intorno a lui siano dei nonni, degli zii, o di qualche amico.
Sorrido quando cerca di capire a modo suo chi o cosa ha di fronte facendo quelle smorfiette buffe che lo fanno sembrare un piccolo ranocchio.
Mi commuovo quando vedo che la sua curiosità va oltre l’osservare cercando di partecipare ed interagire con quello che gli si mostra.

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Dalla sua nascita è stato un continuo riscoprire emozioni già vissute ma allo stesso tempo nuove e speciali.

Emozioni che con un neonato si racchiudono in qualcosa da sentire con il tatto e con l’olfatto perché sono i sensi che i bambini utilizzano fin da subito. Ecco perché lui fin dal primo momento ha avuto molti oggetti con il quale interagire e che potessero dargli una sensazione familiare e di tranquillità.
Il miglior regalo per il suo essere innocente è stato ricevere un cesto pieno di doni per la sua nascita, doni pensati per lui e per il suo sviluppo.
Doni che mi hanno emozionato nella loro dolcezza.

Con Enea ho scoperto come un bambino possa essere curioso anche se piccolissimo.
Ho capito quanto non bisogna sopravvalutare la loro voglia di conoscere nonostante l’età e ho compreso quando sia più facile per loro avere un amico con cui, negli anni, condividere tutti i piaceri che la vita gli potrà regalare.

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Benvenuto al mondo imaginarium KicoNico e Enea

La cesta con i prodotti Kiconico di Imaginarium è stata riempita pensando al piccolo Enea.
Un bellissimo regalo per la nascita di ogni bimbo.

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