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Cresci con me – SmarTfold by SmarTrike

by Giada Lopresti

Crescere vuol dire avere la consapevolezza di poter apprendere moltissime cose. Le stesse cose che prima o poi si impareranno a fare con divertimento e soddisfazione solo per il fatto di esserci finalmente riusciti.
Soprattutto per un bambino, crescere è sinonimo di potercela fare compiendo passo dopo passo quei piccoli traguardi che si raggiungono dopo aver speso tenacia e impegno.

Io, che di figli ne ho tre, ho visto i miei bambini crescere in maniera diversa.

Chi prima e chi dopo hanno tutti conseguito i loro obiettivi senza mai mollare: dai primi passi al poter semplicemente raggiungere un giocattolo posizionato troppo in alto.
Ho amato osservare come non non si siano mai arresi fino a che non sono riusciti nel loro intento, e ho vissuto con ansia il passo successivo al raggiungimento di un traguardo. Soprattutto quando quel traguardo arriva prima che tu sia pronta di vedere tuo figlio diventare in qualche modo più grande.

Più grande giorno dopo giorno e più grande senza chiederlo.
Proprio come quando ti svegli una mattina e, nel silenzio della casa dormiente, ti accorgi che sono passati quasi cinque anni da quel primo incontro con il più grande dei tuoi bimbi.

Cinque anni in cui, di cose apprese, ce ne sono state e tante altre sono dietro ogni angolo ad aspettarci.
Cinque anni in cui un figlio unico si è trasformato in fratello maggiore per ben due volte dimostrando spesso sia a se stesso che a gli altri, di aver tutte le carte in regola per potersi assumere una così grande responsabilità.
Perché crescere è anche questo.

In compagnia dei miei figli ho compreso che crescere è il giusto compromesso per aiutarsi l’un l’altro.

Proprio come quando, nonostante siano ancora piccolini, cercano di dimostrare di essere in realtà cresciuti e maturati anche  nelle piccole cose ma pur sempre importanti.
E se c’è un momento in cui adoro nel vedere i miei bimbi essere in qualche modo diventati grandi, è quello in cui cercano anche goffamente di prendersi cura del fratellino più piccolo.

Come quando, sempre in ritardo, arrivo davanti all’asilo in compagnia del più piccolo dei tre per prelevare il maggiore e come quando, dopo averlo fatto, mi trasformo in una mamma soprammobile perché la responsabilità che cela in lui prevale nel voler accudire il fratellino.

“Mamma Enea lo spingo io!” Di solito è così che dopo un bacio e un breve racconto di quello che ha fatto all’asilo, iniziano i discorsi di mio figlio.
E io che tra un “attento al marciapiede” e un “sta arrivando una macchina” cerco di evitare che si facciano investire.

Questo perché spesso i miei bambini vogliono spingere passeggini imponenti e che gli occupano totalmente la visuale non potendo quindi vedere dove davvero stanno andando. Sinonimo anche di litigate per la loro indipendenza che vorrebbe primeggiare.

Litigate svanite con l’arrivo del nuovo SmarTrike un (volgarmente chiamato) “triciclo” che, ad uno ad uno, ognuno dei miei figli ha avuto.

Lo ha avuto il più grande, lo ha avuto il mediano e, di conseguenza, lo ha avuto anche il più piccolo dei tre.
Lo hanno avuto perché a me sono sempre piaciuti nella loro comodità e lo hanno avuto perché c’è sempre stato chi mi ha accontentato in questo acquisto.

Abbiamo iniziato cinque anni fa con un modello 3 in 1 dai bellissimi colore crema, rosso e blu per poi passare al modello 5 in 1 verde mela.
Enea invece è stato il più fortunato tra i tre e io con lui. Non solo perché il suo modello è l’ultimo arrivato sul mercato con ben 8 funzioni in 1 ma perché, per la mia incredibile gioia da amante degli accessori compatti e che occupano spazio zero, è completamente richiudibile e trasportabile persino in aereo come bagaglio a mano.
E lo so con certezza perché ovviamente, da frequente viaggiatrice quale sono, noi lo abbiamo provato anche in cappelliera con la scusa di dover andare a Torino a trovare il papà.

Al contrario dei modelli precedenti, questo SmarTrike che in realtà  si chiama SmarTfold e ha caratteristiche che fino all’anno scorso si potevano solo sognare: è utilizzabile dai nove mesi ma cresce con il bambino sposando tutte le sue necessità fino ai 36 mesi.
Necessità che vanno ad abbracciare tutta le fasi di crescita del bambino in modo eccellente.
E noi ad oggi ne abbiamo già sperimentate due: con il poggiapiedi neonato e con il poggiapiedi normale. Per tutte le altre ovviamente abbiamo ancora molto tempo.

Ed è proprio grazie al suo mangione regolabile che soprattutto il più grande dei miei figli decide spesso di spodestarmi dal posto di spingitrice ufficiale di tricicli.

Una delle ultime volte che sono andata prenderlo all’asilo ad esempio, mi sono fatta trovare davanti all’ingresso con il mangione dello  SmarTfold regolato ad altezza bambino (quindi ad un’altezza tale da potergli permettere comodamente di spingerlo) e per la sua gioia (e per la mia), con estremo orgoglio ha spinto suo fratello fino al parco, dove ha potuto mostrare il suo essere fratello maggiore davanti a tutti gli amici.
Lo stesso posto dove poco dopo, scorrazzando ovunque, si era dimenticato di essere in nostra compagnia mentre il fratellino curioso scopriva ogni piccolo elemento tra prati e asfalto utilizzando anche lo stesso SmartFold come un primi passi.
Più o meno la stessa cosa che fa qui a Torino da quando siamo arrivati.

I figli crescono. Crescono sempre troppo velocemente e se oggi lo SmarTfold per poter camminare deve essere spinto, il passo per far si che venga guidato in totale autonomia so già che sarà più breve di quanto vorrei.
Perché una mattina mi sveglierò e le cose saranno semplicemente cambiate con loro che avranno sempre meno bisogno di me per diventare grandi.

Per la terza volta però SmarTrike si è dimostrato il giusto compromesso alla scoperta del mondo per quando i bimbi iniziano a volere quel senso di indipendenza che li porta a farli rimanere poco volentieri sul passeggino, un accessorio molto comodo per noi ma dalla poca libertà per loro.
Per la seconda volta ho scoperto quanto può essere grande l’orgoglio di un fratello maggiore nel poter dimostrare di essere tale.
Per la prima volta ho trovato un alleato al di fuori del passeggino (ma pur sempre munito di ruote) che mi consenta di viaggiare in serenità e comodità in compagnia di mio figlio.
Per l’unica volta ho potuto portare ovunque con me qualcosa con le ruote che non fosse un passeggino.

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