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Fratelli

by Giada Lopresti

Ho la grande fortuna di avere tre figli. Tre figli che amo e che mi riempiono in ogni modo possibile la vita e le giornate.

Sono fortunata soprattutto perché ho sempre desiderato una famiglia numerosa, contando il fatto che dopo un infanzia piena di attenzioni solo per me e un adolescenza dove ho adorato il non dover condividere e dividere “obbligatoriamente” ciò che mi apparteneva con altre persone, ho in realtà compreso quanto fosse vuota una vita senza la presenza di un fratello o una sorella.

Mi sono affezionata ad estranei che con il passare degli anni sono diventate amici veri di quelli che vorrai al tuo fianco per tutta la vita.
Ho conosciuto persone a cui ho dato tanto e da cui ho ricevuto ogni cosa, anche se tutto questo non è mai stato come avere un vero fratello. E, forse per questo, negli anni ho iniziato a desiderare una famiglia tutta mia dove, se fosse stato possibile, il mio primogenito non sarebbe rimasto l’unico cocco di mamma.

A quasi cinque anni da quel primo parto ricordo l’emozione provata nel diventare madre.
I dubbi e le domande sul non esser all’altezza, l’amore platonico che tardava ad arrivare e la curiosità di sapere come giorno per giorno avremmo camminato insieme tra le pagine di questo libro bianco che ancora oggi scriviamo insieme giorno dopo giorno.

La gioia di avere un figlio così inaspettato e la meraviglia di poterlo rendere fratello scoprendolo proprio il giorno del suo primo compleanno. 
Lo stupore di sapere che nulla sarebbe più stato come prima e la felicità di essere stata in grado di donare lui quello di cui io sentivo la mancanza: un fratello tutto suo.
La curiosità del loro primo incontro nella più totale indifferenza del primogenito.
La rabbia di quest’ultimo nel non avere più la mamma a portata di mano ogni volta che ne aveva voglia.
Il desiderio di attenzioni che dopo l’arrivo di quel piccolo esserino sono state forzatamente condivise.

Un inizio non dei migliori ma da cui tutti, bene o male, ne sono usciti indenni con lo scorrere del tempo.

Negli ultimi tre anni li ho visti amarsi e “odiarsi”.

Li ho visti litigate e fare pace.
Li ho visti avvicinarsi centinaia di volte consapevole che la vita riserverà loro altre centinaia di momenti come questi. O almeno é ciò che io da mamma e da figlia unica gli auguro con tutto il cuore.
Li ho visti guardarsi con gelosia e competizione nonostante venisse dato loro tutto in egual misura: stesse attenzioni, stesse accortezze e stessi amore.

Persino i compleanni del singolo si sono trasformati in qualcosa di tutti per non scatenare varie ed eventuali preferenze o mancanze.

Nonostante tutto questo però sono sempre convinta che regalare dei fartelli ad ognuno di loro sia stata la scelta più giusta per la vita.
Un abbraccio da poter riceverne momento del bisogno da chi ti conosce davvero, un sorriso da chi ti riesce a comprendere anche se dietro si nasconde tanta tristezza. Persone care con cui voler condividere i momenti più belli e con cui dover condividere i più dolorosi avendo sempre al proprio fianco qualcuno che possa proteggerti.

Penso spesso infatti a quando io e mio marito non saremo più in grado di vegliare su di loro o di far parte della loro vita seppur marginalmente (anche se spero possa accadere il più tardi possibile) e sono felice che loro mai potranno provare quella sensazione di vuoto del non avere nessuno al proprio fianco che possa comprendere realmente ciò che proveranno.

Sono certa che sarà così perché ho come esempio mio marito.

Lui, secondogenito di quattro é un pezzo di cuore degli altri tre.

Lo notò dagli sguardi, dalle attenzioni e dal tono di voce che diventa più dolce quando parla dei miei cognati.
Tutto questo nonostante lo possano far arrabbiare, nonostante possano deluderlo, nonostante possano anche non dimostrarsi all’altezza lui dice e dirà sempre “sono i miei fratelli”. E così loro con lui.
Ho scoperto questo amore attraverso gli occhi e le gesta dei miei figli. Attenzioni nate dal cuore e dal forzato bisogno che poi si trasforma sempre in qualcosa di più.

Rimpiango e rinpiangerò per sempre il non aver avuto questa fortuna, ma con quel velo di malinconia che ogni tanto mi attanaglia nel non sentire chiamare zio qualcuno che abbia il mio stesso sangue, so che loro potranno andare fieri di questo grande dono e io lo sarò con e insieme a loro.
Rifacendomi del tempo volato via grazie a quello che invece mi rimane da godere a pieno.

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1 comment

Lontananza dal papà e l'organizzazione della mamma | MammaCheVita 21 Agosto 2017 - 14:11

[…] vivono in una simbiosi invidiabile. Una simbiosi dove Vincy si è trasformato nella brutta e bella versione copia/incolla del fratello maggiore. Ripete ogni suo gesto, ogni sua parola, ogni gioia e ogni malincuore. Se il fratello vuol fare una […]

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