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Una mamma non è chi allatta

Una mamma non è chi allatta

by Giada Lopresti

Quando penso ad una mamma qualsiasi le immagini che invadono la mia mente riguardano tutte quelle situazioni che coinvolgono l’arrivo di un neonato come le notti in bianco, i cambi pannolino, il bagnetto, le coccole e l’allattamento. Sembrano quasi dei film che mi fanno ripercorrere la mia vita da mamma degli ultimi tre anni iniziata con Cesare e ripetuta con l’arrivo di Vincenzo.
Nonostante abbia rivissuto però i medesimi meccanismi, le “stesse” situazioni, le routine che si ripetevano all’infinito come se fossimo delle macchine dai gesti ripetitivi ho notato nel tempo quanto fossero diversi i miei figli e non solo da un punto di vista estetico.

Ho cercato di far si che crescessero con le stesse abitudini e con le stesse regole ma come madre natura vuole, il loro carattere sviluppatosi inn modo così differente ha fatto in modo che loro prendessero il sopravvento su quello che fosse bene o fosse male.
Persino l’allattamento è stato vissuto in modo diverso. Cesare l’ho allattato per un anno mentre Vincy con i suoi 14 mesi suonati ha ancora una forte dipendenza da tetta di mamma. Non che la cosa mi dispiaccia ma ammetto che delle volte un pò mi pesa. Vorrei tornare ad avere l’indipendenza del mio corpo nella sua uniformità, vorrei poter girare per casa in reggiseno senza avere mio figlio che mi insegue correndo (si perché già corre) come se avesse visto la Dea del latte, vorrei poterlo tenere in braccio senza rischiare di rimanere nuda in pubblico, vorrei queste e tante altre cose e allo stesso tempo vorrei non perdere tutto questo perché so che in fondo, anche nei suoi lati no, la nostra intimità mi mancherebbe.

Da mesi non allatto più nella “classica” posizione e grazie a mio figlio abbiamo sperimentato il tettasutra (così lo chiamiamo noi) dove utilizziamo ogni sorta di posizione i(in)mmaginabile possibile pur di lui ciucciare e io riuscire in qualche modo a fare altro.
Mesi di risate, di contorcimenti vari, di adattamento alle richieste più allucinanti ma oggi sono qui che allatto mio figlio e senza pensarci è passato più di un anno.

Oltre al mio latte, preso a qualsiasi ora del giorno o della notte senza indugio e tregua grazie all’aiuto dei miei genitori sono riuscita a far scoprire la bontà del comune latte vaccino anche al mio pargolo più piccolo che ora fa un mix dei due bevendone un pò un pò in base al momento della giornata.
Questo mi ha aiutata in molte situazioni in quanto invece di allattarlo avendolo costantemente attaccato al seno, mi ha permesso di avere più tempo libero e mantenere il latte di mamma “solo per le coccole” ma oggi, si proprio oggi, ho vissuto un momento dell’allattamento artificiale che augurerei a tutti.

Mi sono ritrovata nel lettone con Vincy per poterlo addormentare e fargli fare il pisolino pomeridiano mentre il papa si occupava del fratellone.
Ci siamo sdraiati, ci siamo appoggiati sul cuscino e ci siamo avvicinati l’uno all’altro quasi volendo diventare una cosa sola ma invece del seno, avendo stranamente mangiato meno del solito, gli ho proposto il suo biberon di latte che lo accompagna già da tempo prima della nanna notturna e altri pasti della giornata come la colazione e la merenda.
Ha accettato l’offerta di buon grado e nel mentre assaporava il contenuto della sua trombetta potevo ascoltare nel silenzio il ritmo del suo respiro, il suono della sua deglutizione, il suo vorace ciucciare come se non avesse mai mangiato nulla di più buono. Tutto questo mentre stringendolo forte a me riuscivo ad annusare la sua pelle godendo di quel profumo buonissimo che la sua pelle mi regala ogni giorno, potevo sentire le dita della sua mano libera che cercavano la mia pelle e ascoltavo il mio respiro che ha piano piano ha iniziato ad adeguarsi al suo provando un senso di pace infinita. In quegli attimi brevi, intensi, ma che sono sembrati durare un’eternità, sono riuscita a provare emozioni che a fatica riesco a descrivere: io che ho allattato per tanto tempo e che ancora allatto, grazie ad un semplice biberon sono riuscita ad emozionarmi come se quella tettarella fosse davvero mio seno.

La mia mente è stata invasa di tutti i momenti in cui ho provato almeno per una volta le stesse sensazioni ed erano tutte legate tutte al mio allattamento prolungato. Il tempo si era come fermato e io ho assaporato quel momento ogni minuto, ogni secondo, ogni istante come se fosse il più bello della mia vita anche perché sicuramente lo potrò includere tra quelli.
Ho ripensato a tutti quegli articoli letti in passato, a tutte quelle discussioni in cui le mamme che per scelta o per necessità non hanno voluto/potuto allattare venivano additate come “meno mamma” di chi invece voleva/poteva allattare. Ho ripensato a tutte quei sensi di colpa descritti, al cercare di immidesimarmi in quel dispiacere che si è provato a descrivere del non poter provare la tanto desiderata emozione di nutrire il proprio figlio e alle conseguenti risposte di qualcuno che, coscienzioso, ha risposto “sei mamma in egual misura”. Affermazione che ho sempre ritenuto vera perché non è l’allattamento a definire una mamma ma l’amore che viene donato al proprio figlio sia esso biologico o meno.

Una mamma non è chi allatta, una mamma non è chi mette al mondo, una mamma non è chi porta avanti una gravidanza o almeno non lo è solo sotto forma di una sola o di tutte e tre queste cose messe insieme. Una mamma è quella che cresce, che ti sta vicina, una mamma è colei che nonostante la stanchezza trova il modo di raccogliere le forze per passare del tempo con i propri figli sia che lavori e sia che faccia la casalinga. Non è per forza colei che cucina, ma è sicuramente quella che fa di tutto per riuscire a sfamare la propria famiglia. Una mamma è tutto questo ed è molto ma molto di più.
Ma una mamma che non allatta non è meno mamma di chi invece lo fa perché anche se io avuto la fortuna e il piacere di farlo per 28 mesi sono riuscita a provare le stesse sensazioni grazie ad un semplice e plastificato biberon che mio figlio non ha amato e non ama più di quanto non ami me, perché nel suo assopirsi mentre lo usava, nel suo coccolarsi mentre consuma fino all’ultima goccia di latte io ero li al suo fianco provando le stesse emozioni di sempre.
Quel biberon non aveva preso il mio posto ma è stato un modo come un altro per vivere insieme un momento stupendo. Siamo rimasti vicini, ho aspettato che si addormentasse con la stessa dolcezza con la quale riesce quando à attaccato al seno perché il merito che lui dormisse non era del latte o del biberon, ma sempre e comunque il mio.
Io ero li con lui, non l’ho lasciato solo e gli ho fatto sentire la mia presenza e il mio calore nonostante non lo stessi allattando e adesso che ho provato sulla mia pelle e sulla nostra pelle queste emozioni, ancora più convinta di prima dico che una mamma non è meno mamma se non allatta.
Adesso che l’ho provato posso affermare a gran voce che siamo tutte mamme a modo nostro. Adesso che l’ho provato posso dire che grazie ad un semplice involucro chiamato biberon ho provato lo stesso meraviglioso amore di sempre sentendomi più mamma che mai.

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