Home LifeBe a mom Settimana 35: andata e ritorno

Settimana 35: andata e ritorno

by Giada Lopresti

Riprendiamo le vicessitudini settimanali per recuperare tempo. Nella settimana che vi sto per raccontare ci sono due eventi in particolare che vorrei condividere con voi, entrambi accaduti nello stesso giorno: la nostra veloce gita in giornata in quel di Milano.

Ormai Vincy, come suo fratello d’altronde, sta diventando un veterano dell’aereo e nonostante la sua tenerissima età ha già affrontato per tre volte (ed un totale di sei) la tratta Reggio-Milano. Ogni qual volta che dobbiamo viaggiare però, non nego che affronto il momento con un pò di timore in quanto visto il carattere da età “variabile” non è detto che se va bene una volta, anche per le successive possa essere così.

Per quanto possa essere costosa e mal servita come tratta, gli orari sono perfetti per chi come me ogni tanto ha bisogno di muoversi in giornata senza assentarsi di notte visto che la partenza è prevista alle 6:20 del mattino e il rientro alle 23:00 (generalmente in ritardo purtroppo).

Nonostante il piccolo principe però mi avesse fatto dormire solo 2 ore (e non intendo esclusivamente in senso letterale), questa partenza così mattutina ha giocato in mio favore, facendo dormire per la buona parte del volo di andata il piccolo pulcino e permettermi così non tanto di dormire quanto almeno di riposarmi. Per il tempo rimasto sveglio non ha creato problemi e la maggior parte dei passeggeri che ci hanno accompagnato in volo, oltre che essersi follemente innamorati di lui (comprensibile), gli hanno fatto i complimenti per quanto è stato bravo. Nella mia testa però vacillava un pensiero a cui non ho dato voce: “te lo mollo una mattinata e vediamo se lo ripeti”.

Tralasciando il volo all’aeroporto ci aspettava la nonna e il viso di mio figlio si è illuminato come una giornata di sole dopo una brusca tempesta. Già messa d’accordo con mia mamma decidemmo che non avrei portato nulla da casa in argomento pappe ma che, pregando li mangiasse, ci saremmo adattate almeno per quel giorno con degli omogeneizzati acquistati e iniziai a pregare. Lo svezzamento infatti aveva appena iniziato ad ingranare e temevo che le pappe già pronte non sarebbero state gradite dal piccolo uomo.

Ci avviammo verso l’Aspria, posto nella quale ci attendevano amiche che non vedevo ormai da mesi, molte delle mie blogger preferite. L’incontro era stato organizzato da Bayer, azienda che non ringrazierò mai abbastanza per la splendida giornata che ci ha fatto passare e di cui vi parlerò a breve, e ci saremmo riunite un bel gruppo di noi per assistere a questo evento pieno di novità dell’azienda.

Arrivati li Vincy è stato la star. Il bambino più cliccato e conosciuto del web è stato preso d’assalto da zie arrivate da ogni dove che l’hanno abbracciato coccolato e amato tantissimo. Una mattinata in bella compagnia a suon di novità, tante chiacchiere e racconti. Momenti in cui ho avuto l’ennesima conferma di quanto questo blog sia stato speciale fino ad oggi e di quante belle persone ma soprattutto persone vere mi abbia dato la possibilità di conoscere.

Ho visto con quantoe di quanto affetto è stato ricoperto il mio bambino e io stessa, e ne sono stata felice.

Dopo la mattina piena di impegni e finiti tutti gli step dell’evento siamo passati al temuto pranzo, oddio… in realtà stavo morendo dalla fame ma non era il mio palato a preoccuparmi. Ad oggi penso quanto mi sia dispiaciuto non aver ripreso la scena perché sono sicura ch anche raccontandola al meglio non potrebbe mai e poi mai rendere l’idea come nel vederla.

Mi sono armata di schischetta con cucchiaini, bavaglini usa e getta e salviettine. Ho stappato l’omogeneizzato al prosciutto e già stavo vomitando solo a sentirne l’odore. Ho pregato e sperato che lo mangiasse ma già in partenza sentivo di aver perso. Affondai il cucchiaino, feci tante facce sorridenti, lo avvicinai con la voce da cretina dicendo “mmmm, pappa buona“, lui spalancò la bocca e io colsi l’attimo. L’omogeneizzato non arrivò nemmeno sulla punta della sua lingua. La cucchiaiata fu direttamente catapultata a velocità supersonica sulla tovaglia del tavolo…. volevo morire.

La sua espressione di disgusto è  stata improponibile, ma io do ancora colpa alla mia poca convinzione nel mio mmmm pappa buona. Forse se avessi davvero creduto in quello che stavo dicendo, sarei riuscita ad ingannato meglio… o forse no. Sta di fatto che per me è stato il panico. Meno male che intelligentemente acquistammo anche due vasetti di pera (frutto dolce che in teoria ai bimbi piace) e almeno metà di quello riuscimmo a farglielo ingoiare. Insomma… andammo di tetta praticamente tutto il giorno perché anche a cena, la scena fu la stessa!

Passammo il resto della giornata in compagnia della nonna, girovagando su e giù dai mezzi e per la città, trascorrendo quello che ci rimaneva della giornata passeggiando e scherzando e lo devo ammettere: quella sveglia all’alba fu un tocca sana perché raramente si fece sentire.

Ritornati in aeroporto e dopo esserci riempiti un pò la pancia, nel giocare con lui e in uno dei suoi ennesimi sorrisi per mia madre eccoli li che li vedo. Ecco il motivo per la quale nelle ultime tre settimane, mio figlio sembrava posseduto ogni notte tra pianti e contorsioni di ogni tipo: i suoi due primi dentini. Festeggiato l’evento e nella speranza che questa novità placasse almeno un minimo le notti future, ci avviammo per il rientro a casa sperando che il volo non fosse in ritardo come al solito ed incredibile ma vero fu puntuale come un orologio svizzero. Onestamente non credetti ai miei occhi. Il pensiero di essere casa per mezzanotte e di essere sotto le coperte a mezzanotte e un minuto mi stava per farmi commuovere ma sapendo che ogni volta ce n’è una decisi di non cantare vittoria.

E non feci bene, benissimo!

Per chi non lo sapesse oltre che servito da schifo, l’aeroporto di Reggio Calabria è praticamente circondato dal mare e ha una pista cortissima quindi esistono tre opzioni per chi vola con destinazione questa città:

  • hai la fortuna di essere in mano ad un pilota che quella tratta la mastica come la sua lingua e allora puoi stare tranquillo e ti verrà a svegliare l’hostess per dirti che sono scesi tutti dall’aereo
  • hai la sfortuna di non  essere in mano a qualcuno di competente e perdi la salute durante l’atterraggio
  • finisci direttamente in mare.

Certo l’ultima è da film di Stephen King ma ammettiamolo, il rischio c’è. Fino ad oggi il bagno ce lo siamo risparmiati (ringraziando Dio) ma ammetto che da una che prendeva l’aereo senza problemi, ad ogni rientro a casa prego, e prego anche tanto! Questa forse è stata una delle più brutte esperienze di volo, sempre dopo l’ultima ovviamente, in cui però ringrazio infinitamente il cielo di avermi regalato le due tette soporifere di cui parlavo prima e che mio figlio sia stato buono e addormentato per tutto il viaggio (o quasi), che invece di durare un ora e quaranta è durato quasi tre!

No.. non abbiamo fatto scalo, non abbiamo sbagliato rotta e non abbiamo dirottato (anche se per un momento cera l’ipotesi di atterrare a Catania o a Lamezia) ma abbiamo “semplicemente” volato intorno allo stretto di messina per un ora. Ho visto dall’alto il mio paese 9 volte, non una… 9!! Ho avuto una paura immensa di non arrivare a casa, non tanto per me quanto per il mio bambino tutto questo mentre lui dormiva beato e tranquillo.

Al primo tentativo di atterraggio credo di eseser voluta morire. Ha ripreso quota a pochissimi metri da terra, ho visto l’aeroporto allontanarsi di nuovo e già immaginavo mio padre che terrorizzato ci stava aspettando. Il vento era troppo forte e non ci permetteva di atterrare. A terra non davano notizie, il volo era  stato cancellato. Insomma c’è stato “un panico generale” perché non diedero molte informazioni ed in più l’effetto tetta  iniziava a svanire. Vincy inizio a dar voce alla sua stanchezza e all’incredibile caldo che faceva in quell’aereo e non appena finimmo (finalmente atterrati) di frenare mi dovetti fare tutto il resto delle manovre all’impiedi per cercare di calmarlo, con il rischio di sbranamento uomini se qualche hostess avesse accennato ad un “signora si sieda“. Come dissi all’inizio non può andare sempre bene.

Arrivati sani e salvi e tranquillizzato mio padre a cui a momenti non veniva un infarto, ci avviammo finalmente verso casa dopo questa lunga avventura e Vincy riprese a dormire cullato dalla macchina. Meno male che arrivati a casa lui continuò a dormire perché inutile dire che io sfondai il letto senza nemmeno mettermi il pigiama.

Instantanee Vincy settimana 35

©MammaCheVita - Tutti i diritti riservati

You may also like

4 comments

Rachele 12 Aprile 2015 - 16:57

tesoro è stato super bello rivederci econoscere Vincy. Comunque anche io la prima volta che atterrai a Reggio ebbi l’impressione di finire in mare. Sensazione che provai anche a Venezia sinceramente ma perchè anche in quella volta il pilota fece due tentativi di atterraggio. Un abbraccio! ❤️

Reply
Giada Lopresti 12 Aprile 2015 - 19:32

E tra non molto ci rivedremo di nuovo❤️sperando che il volo di ritorno sia migliore dei precedenti! :***

Reply
Settimana 36: su e giù | MammaCheVita 14 Aprile 2015 - 16:04

[…] ma, visto che è stato organizzato troppo tardi, abbiamo rinunciato e data l’esperienza della settimana precedente, forse non tutto il male è venuto per nuocere. In compenso però, nelle mattinate in assenza del […]

Reply
Settimana 43: rientro a casa | MammaCheVita 6 Giugno 2015 - 16:08

[…] alle volte precedenti tra l’altro il volo di ritorno è andato alla grande: un solo tentativo di atterraggio e via […]

Reply

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.