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Aria di cambiamenti

by Giada Lopresti

I conti alla rovescia non si sa perché iniziano ufficialmente sempre un mese prima dal giorno di scadenza effettiva.
Trenta giorni in cui si riflette sul percorso fatto, sulle svolte che ci potrebbero essere e sulle emozioni che un traguardo raggiunto potrebbe portare.
Trenta giorni in cui si cerca di non pensare al peggio facendo si di essere ottimisti al massimo guardando il più possibile quel bicchiere che vogliamo sia a tutti i costi mezzo pieno.

Un conto alla rovescia che a casa nostra sarebbe dovuto iniziare il primo giorno dell’anno ma che per un insieme di motivi non abbiamo voluto far si avesse spazio nelle nostre vite.
Un conto alla rovescia che per quanto mi riguarda inizia oggi: quattordici giorni prima della scadenza del contratto di mio marito. Un contratto di lavoro che ha la possibilità di cambiarci la vita.
Un contratto che in parte, sei mesi fa, già ce l’ha cambiata.

Sono stati sei mesi importanti per noi.

Sono stati sei mesi importanti per me per lui e per i bambini.
Mesi che ci hanno messo alla prova giorno dopo giorno dove, soprattutto le prime settimane, sono state assolutamente le più difficili. Non è stato semplice trascorrere lontani il giorno del trentesimo compleanno di mio marito, come non è stato facile vederlo per due soli giorni a settembre dovendolo salutare proprio il giorno del primo compleanno del nostro terzo genito.

Quando andò via iniziando questa nuova e faticosa avventura qualcuno mi disse “vedrai che questo tempo volerà” e al di fuori delle difficoltà iniziali tra notti insonni e l’imparare ad organizzarsi senza altre due mani d’aiuto, devo ammettere che con il correre del tempo lo stesso è corso via veloce tra i normali e quotidiani impegni di una famiglia.
Un tempo volato via in modo quasi decente per noi ma non per lui: mio marito. Perché vivere consapevole che la tua famiglia è a centinaia di chilometri da te non è facile nemmeno se vivi in una casa piccolina che però per una persona sembra trasformarsi ogni giorno in un castello vuoto.

Quella stessa casa che abbiamo scelto insieme e che ci ha conosciuti quando decidemmo che di stare senza mio marito non era più fattibile.
Quando nell’ottobre passato trascorremmo un mese intero insieme all’adorato papà per rifarci in qualche modo del tempo perduto.

Un mese passato in una casa che è forse troppo grande per una persona sola ma che lo è decisamente molto meno quando le persone che ci vivono sono cinque.
Una casa che per noi è stata una nuova casa. Un momentaneo assaggio per un nuovo inizio.
Lo stesso inizio che ogni giorno prego di vivere tutti insieme senza doversi allontanare mai più l’uno dall’altro.

Una nuova casa che ci ha messo anche a dura prova.

Un esperimento fallito totalmente nei primi giorni perché tutto era tranne che un luogo adatto ad ospitare dei bambini, ma che si è trasformato in un momento da godere grazie alla tenacia e alla voglia di riuscire che a noi fortunatamente non manca mai.

Abbiamo trasformato quattro mura in un posto accogliente, adattandole al meglio a quello che per noi doveva essere indispensabile.
Abbiamo dormito in quattro nel letto matrimoniale, abbiamo acquistato un divano nuovo, abbiamo abbellito e organizzato gli ambienti ottimizzando tutti gli spazi con uno stile semplice ma funzionale. Soprattutto perché sapevamo che questa sarebbe dovuta essere una casa momentanea.

Momentanea perché se tra quattordici giorni tutto va come deve andare (come sono mesi speriamo che vada), potremmo finalmente iniziare a definire nuovi orizzonti e altri cambiamenti importanti.
Ed è inutile dire che se finalmente riuscissimo a riunirci una volta per tutte, il nostro sogno sarebbe quello di poter avere una casa che sia davvero tutta nostra.

Nonostante il nostro essere sempre eccessivamente scaramantici, tutta questa attesa e tutti i sacrifici fatti da ognuno di noi ci hanno portato a guardarci in giro. Osservando dei papabili prototipi di appartamento che potrebbero sposare le nostre esigenze. Appartamenti che per lo più, anche in affitto, sono da arredare quasi totalmente.
Ma se poco importa di quanto potrà essere bello il bagno o le camere da letto (perché ovviamente cambiando casa ne vorremmo sicuramente almeno due), una zona sulla quale entrambi ci siamo molto focalizzati è proprio la cucina.

Quando abbiamo scelto l’attuale appartamento infatti non abbiamo considerato il fatto che in quella cucina non sarebbe mai stato possibile organizzare i pasti per cinque persone.

Un cucinino un metro per un metro e mezzo, mobili profondi 38 cm, un lavello striminzito grande poco meno di un bidè e due (e sottolineo due) fornelli ad induzione. Una scena che al momento di dover cucinare faceva venire l’orticaria.
Ogni giorno ad ogni pranzo e ad ogni cena per tutto quel mese di ottobre trascorso in quella casa sognavo gli spazi di quella che vivo nel mio quotidiano rimpiangendo piccole comodità che soprattutto per una famiglia numerosa sono necessarie.

Ho sognato di poter cucinare qualcosa di decente ogni giorno senza dover costantemente ritrovarmi la fronte piena di lividi perché puntualmente ad ogni giravolta su me stessa o ad ogni controllo della pasta in cottura, rischiavo di aprirmi la testa contro la bassissima cappa. Un particolare non poco rilevante se consideriamo che tra i due adulti sono la più bassa e nonostante tutto alta solo 1,72m

Ecco ecco perché insieme all’iniziare a guardarci in giro per una nuova casa, abbiamo anche iniziato a farci un idea sul possibile arredamento iniziando proprio dalla cucina: niente di eccessivo o costoso ma sicuramente funzionale e più adatto a noi. Perché per noi, almeno questa volta, la cucina sarà la parte più importante.

Durante l’ultima visita del marito siamo stati in un sacco di posti che, se tutto va bene, ci potrebbero dare quell’idea di arredamento che sposa perfettamente le nostre esigenze. E proprio in merito alla cucina, per la prima volta nella mia vita, ho potuto toccare con mano le proposte di Scavolini.
Un brand che ha segnato la mia infanzia con la bellissima Cuccarini che ad ogni pubblicità riempiva lo schermo facendoti sognare ad occhi aperti e dove, puntualmente, ricordo che mia madre asseriva sempre che “quelle cucine erano troppo care”.

Entrare quindi nel loro store è stato come un sogno realizzato dopo anni di attese, associato al timore del non potersi permettere un acquisto.

Dalle nostre parti inoltre non avevamo molta scelta del negozio in cui recarci. Reggio Calabria infatti offre un solo store Scavolini e proprio in quello stesso posto, almeno per noi è aperto un mondo.

Migliaia di raccomandazioni ai bambini dove “guardare ma non toccare” è rimasta sicuramente la più ferrea.
Il timore che non fossero adatte al nostro portafogli e la realizzazione del veder già dalla vetrina quella che rispecchiava esattamente il mio gusto.
Siamo quindi entrati camminando tutti nella stessa direzione, quella che avrei voluto diventasse subito la nostra cucina. Bella, grande ma soprattutto incredibilmente economica. Punto fondamentale per me che ero terrorizzata al pensiero di chiedere i prezzi.

L’esposizione poteva vantare ogni tipo di stile, ogni tipo di tecnologia e furbizia architettonica tanto da scoprire spazi che dal sembrare inesistenti diventare invece delle vere e proprie zone tuttofare. Spazi dove persino nei cassetti ho scoperto di poterci infilare i miei bambini quando ho voglia di stare un pò con me stessa.
Il tutto guardando ogni opzione con occhi innamorati ma rimanendo sempre fedele a quella prima scelta fatta già da fuori.

Conoscere un preventivo simile a quello che feci tre anni fa per l’attuale cucina acquistata da un rivenditore x, mi ha fatto capire quanto per anni mia madre si sia sbagliata e quanto invece noi faremo il possibile per trovare una casa che ci possa permettere di avere la cucina dei nostri e dei sogni.
Ringrazio la signora che ci ha assistito perché ci ha permesso di rendere tutto più reale grazie alla pazienza dimostrata verso i nostri figli e ringrazio la mia voglia di tentare sempre visto che, a quanto pare, Scavolini è davvero alla portata di tutti (e io vorrei un pò di Cuccarini e della mia infanzia nella mia cucina).

Quello che ci rimane è quindi solo dover aspettare.

Attendere con pazienza questi ultimi quattordici giorni che sembrano non passare mai.
Attendere questo tempo che sembra infitto ma che come i mesi passati probabilmente scorrerà molto più veloce di quel crediamo.
Lo attendo e lo attendiamo con il forte di desiderio di poter cambiare la nostra vita e le nostre aspettative.
Con un desiderio che ci permetta di riuscire a realizzare i nostri sogni perché tutti dovrebbero avere questo diritto. E noi, almeno credo, ce lo siamo davvero meritato.

E poi… sognare è gratis!

<Post in collaborazione con Scavolini>

Buzzoole

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