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La gravidanza è invisibile anteprima

La gravidanza è invisibile agli occhi di chi non vuol vedere

by Giada Lopresti

Non sono una persona dalla polemica facile. O almeno non lo sono con persone al di fuori di mio marito: di questo privilegio infatti può beneficiarne solo lui. A tutto però c’è un limite e per quanto io abbia provato a dare, com’è giusto che sia, il beneficio del dubbio, questa volta no… Non posso e non voglio stare zitta.

Venerdì scorso sono andata in giro per negozi insieme alla mia famiglia quasi al completo (io in dolce attesa all’ottavo mese, mio marito, e il più grande dei miei figli), per fare un pó di minishopping e per approfittare dei saldi di cui ancora nessuno di noi aveva usufruito.
Dopo le tappe prefissate e dopo aver decisamente decimato il budget previsto avevamo deciso di tornare a casa, quando mio figlio ci chiese di fermarci a mangiare qualcosa in uno dei suoi posti preferiti: McDonalds. Era ancora presto per l’ora di pranzo e decidemmo di fare una passeggiata al punto vendita Decathlon di Gioia Tauro.
Avremmo perso qualche minuto del nostro tempo esattamente come quando non sapendo cosa fare, ti rintani in un centro commerciale in una giornata di pioggia o in una giornata troppo calda e noi lo fecimo per la seconda motivazione.

Questo modo di far passare i minuti nell’attesa di riempirci lo stomaco fu comunque dispendioso perché nonostante avessimo già comprato ciò per cui eravamo usciti a fare shopping, riuscimmo lo stesso a trovare qualcosa da acquistare.

Decidemmo di andare via prima di terminare pericolosamente gli ultimi spiccioli e mi misi in fila in cassa che, senza farlo apposta, esponeva il cartello prioritario per le donne in gravidanza e per i disabili.
E non voglio discutere sulla maleducazione dei clienti che non rispettano il prossimo facendo finta di non vedere una donna con una pancia notevolmente rotonda… A questo sono ormai tristemente abituata. Ma voglio parlare di come gli addetti vendita del negozio stesso abbiano fatto addirittura peggio ignorandomi totalmente e di proposito.

La cassiera effettivamente era molto impegnata per notare me e il mio esponenziale pancione. Era troppo presa dal suo lavoro per permettersi il lusso di perdere del tempo guardandosi intorno, anche perché davanti a me c’erano circa una decina persone che in qualche modo riuscivano a nascondere la mia figura e comprendo bene che notarmi in quel momento sarebbe stato alquanto difficile anche con una vista a raggi X.
Ma i suoi colleghi… Un via vai di ragazzi e ragazze che mi hanno osservato, sorriso, che mi sono passati davanti perché nel frattempo la fila era aumentata a dismisura e che per praticità tagliavano in mezzo ad essa casualmente proprio di fronte a me.

Ragazzi che mi fissavano a pochi metri parlando tra loro e che andavano e venivano perché chiamati in cassa o perché dovevano rientrare al reparto di competenza. Eppure in tutto questo, nessuno che abbia avvertito la collega in cassa per dire: “guarda che in fila c’è una signora che fra poco ci partorisce un bambino in negozio”.

Perché si è vero, sono all’ottavo mese, ma la mia pancia dice decisamente tutt’altro.

Ho aspettato con impazienza il mio turno: stare troppo ferma mi fa gonfiare i piedi e le gambe nonostante cerchi di indossare scarpe comode, ma mettersi la fila era comunque meno stancante del corriere dietro a mio figlio. L’arduo compito spettava a mio marito che da lontano stava osservando tutta la scena. Perché lui sa che io non chiederei mai di passare avanti con tutto che sarebbe un mio diritto e ha “l’ordine” di fare lo stesso nonostante questo lo faccia decisamente incazzare.

L’attesa è durata qualcosa come 25 minuti: cartellini mancanti, codici inesistenti… E anche per questo la mole di addetti vendita che mi sfilavano di fianco aumentava senza che nessuno proferisse una sillaba.

Sono uscita dal negozio dopo aver pagato, incazzata nera… lo ammetto. Non sono certamente malata e non ho disfunzioni fisiche da non potermi permettere di affrontare una fila, ma in tutta franchezza un minimo di rispetto lo avrei preteso volentieri. Ho sorvolato… Come ormai faccio quotidianamente.

Arrivati a casa ci accorgemmo, provando gli acquisti, che tutto ciò che avevamo comprato da Decathlon era della taglia sbagliata e decidemmo di tornare solo ieri visto che ci saremmo trovati “un pó per caso” ancora nella zona del negozio.

Sono entrata quasi in chiusura (cosa che odio) ma dovendo solo effettuare un cambio ho giurato a me stessa che non si sarebbero nemmeno accorti che fossi entrata.
Corsi veloce alla cassa principale chiedendo di poter cambiare gli articoli. Un ragazzo gentilissimo mi emise il buono in tempo record e con la stessa rapidità io andai velocemente a cambiare le taglie. Dopo tre minuti ero di nuovo in fila alla cassa per il cambio. La stessa cassa di due giorni prima.

Molta meno gente, avrei fatto veloce anche se non mi avesse notato nessuno.

Solo tre persone davanti a me e io che nonostante fossi l’ultima avevo la necessità di avere delle informazioni sul buono del cambio perché non conoscevo la politica per i resi e ne approfittai per disturbare rapidamente la cassiera chiedendo l’informazione che mi serviva.
Volevo solo sapere se quel buono che mi era stato dato avrei dovuto spenderlo in un unica soluzione. Non avevo trovato una taglia e avevo lasciato il portafogli in macchina per fare più veloce. Non volevo andare a prenderlo per perdere ulteriore tempo.

Lei mi guardò e mi disse: “no signora, se non lo spende tutto in una volta non importa”
Continuai quindi nella mia fila. Le persone erano sempre tre ma sapevo, anzi ero sicura che avrei fatto in fretta. Mentre però questa ragazza stava effettuando lo scontrino al primo signore della fila mi guardò, guardò il mio pancione e mi disse: “signora se vuole può andare in quella cassa che c’è meno gente. E io la guardai… BASITA!”

Ho pensato stesse scherzando ma poi vidi che mi indicò la cassa al quale rivolgermi e molto stupidamente, zitta zitta, mi recai nella cassa numero due. È vero… Invece di tre persone ce n’erano “solo due”… Peccato solo che quella davanti a me avesse letteralmente svaligiato il negozio.

Oltre a questo il caso ha voluto che la stessa cliente che aveva deciso di acquistare ogni articolo esistente del punto vendita si sia girata nel guardarmi e mi abbia squadrato dalla testa ai piedi notando sia l’evidente pancia che i due miseri costumi che tenevo in mano. Si rigirò di scatto per evitare di incrociare il mio sguardo che palesemente diceva: ” brutta stronza fammi passare”. Ovviamente questo personaggio era una donna…

Perché noi anche in questo ci sappiamo far distinguere. Nel non avere solidarietà.

Si fece fare cassa per quasi dieci minuti e poi toccó a me che alquanto con le palle girate risposi quasi male alla poveretta di turno.

Ho porto i costumi, ho consegnato il buono e in qualcosa come trenta secondi totali avevo non solo già pagato il tutto ma ero già abbondantemente fuori dal negozio.

Trenta secondi troppo preziosi per la cassiera dello sportello prioritario.
Trenta secondi troppo importanti per la stronza che si era svaligiata mezzo negozio facendomi aspettare altri 10 minuti.
Trenta secondi che uniti alla quasi mezz’ora di tre giorni prima mi hanno fatto riflettere.

Ho riflettuto sul fatto che in tre giorni il mio fegato ha cambiato colore per mezz’ora sbagliata della mia vita.
Ho riflettuto sul fatto che quando credi che qualcuno sia maleducato, ancora in realtà non hai visto niente.
Ho riflettuto sul fatto che errare è umano ma perseverare è diabolico.
Ho riflettuto sul fatto che se da Decathlon PRIMA ci andavano poco e niente adesso sicuramente non ci metterò piede nemmeno se fosse l’ultimo negozio del pianeta.

Non ho mai capito perché tante persone ignorino le donne in dolce attesa e perché il 90% di queste tra l’altro siano donne spesso madri o nonne. Ma è un dato di fatto che nessuno ti cederà il posto in una fila per pagare, o per sedere su un mezzo pubblico.
Esistono rari casi, così rari da essere persino unici ma che per chi come me è alla terza gravidanza, a questa maleducazione ormai ci è quasi abituato.

Quasi perché comunque spero sempre nella buona fede di qualcuno.

Non riesco però a comprendere come sia possibile che questo errore lo commetta chi invece dovrebbe far rispettare le regole senza preferenze o paure di polemiche. Questo non solo non lo capisco, ma non lo accetto proprio.
Ecco perché dopo un attenta analisi di tutta la situazione, ho aspettato comunque che passasse la rabbia e che mi mettessi a ragionarci a mente fredda, per poter valutare al meglio quello che sarebbe stato giusto fare.

Il problema infatti non sussiste solo per la sottoscritta ma per tutte le persone che sono nelle mie condizioni o in condizioni peggiori e per il quale nessuno fa valere i diritti, nemmeno chi questa facoltà la possiede.

Parlo da chi questo lavoro lo ha fatto per anni e dove il cliente non solo ha sempre avuto ragione ma dove si è fatto il possibile per far sì che uscisse felice e soddisfatto dal punto vendita deciso a voler tornare.
Io in quel negozio non ci tornerò più e personalmente spero che siano in tanti a leggere tutto questo per far sì che si possa capire l’importanza del rispetto sotto qualsiasi forma venga richiesto.
Perché il rispetto per il prossimo deve essere un atto dovuto e non di carità.

Perché il rispetto lo meritano tutti, sopratutto chi è tutelato da piccole ma importanti regole morali.

©MammaCheVita - Tutti i diritti riservati

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6 comments

Fra 19 Luglio 2016 - 13:30

Hai sbagliato tu.
Le casse prioritarie, per legge e per politica aziendale, devono far passare le gravide ma le gravide devono passare loro in primo posto anche se non sono invitati dal cassiere.
Se non vuoi fruire di un tuo diritto sancito per legge, poi non fare post fiume spunando veleno, perché è vero, gli altri sono stronzi ma tu hai degli strumenti da usare. La lagna è legittima se non ti permettono di godere dei tuoi diritti, non se tu per prima non li usi ma esigi che il mondo si inchini a te

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Giada Lopresti 19 Luglio 2016 - 16:51

Non ho mai preteso che il mondo si inchinasse a me ma credo che al di fuori delle regole e dei diritti sia diritto di ognuno esigere buon senso. Un fattore che spesso manca nei confronti del prossimo indipendentemente dal suo stato fisico ed emotivo.
Io non ho condannato la dipendente che svolgeva mansioni di cassa (o almeno la prima) ma i suoi colleghi che hanno palesemente ignorato uno stato di necessità evidente e che più messo in mostra di così si muore.

Non sono assolutamente il tipo che sgomita pretendendo di passare avanti perché in quelle rare occasioni in cui è successo si è solo creato malcontento tra gli utenti ignoranti che non avevano né la voglia né l’intenzione di comprendere un esigenza. La stessa situazione messa in atto da uno dei dipendenti del negozio sia esso di abbigliamento, di alimentari o di pelletteria è sinonimo di soggezione da parte di chi, seppur non d’accordo, è costretto ad abbassare la testa e accettare il momento di “disagio” nel dover aspettare di più.
Al contrario invece rinnovo il mio disappunto nei confronti della seconda cassiera che ha palesemente ignorato la mia condizione spedendomi in un altra cassa quando io ero già in quella dedicata alla tutela delle donne in stato in gravidanza.
Se poi il mio post è stato lungo, lagnoso o in qualsiasi altro modo lo si voglia additare, nessuno ha costretto né lei né nessun altro a leggerlo ma se permette, sul mio blog, su uno spazio che io ho acquistato per esprimere i miei pareri, le mie impressioni ed esperienze pubblicamente, sono libera di poter scrivere ciò che voglio senza dovermi preoccupare di chi come lei invece, forse per comodità o per difesa, mi accusa come una persona che si piange addosso nella speranza che il mondo cada ai miei piedi.

Cordialmente.

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CiurmaMom 20 Luglio 2016 - 11:24

Hai espresso un malumore, che comprendo benissimo.
Anche io faccio fatica a chiedere, anche se dovrei. Credo ancora nell’umanità e non mi arrendo facilmente a doverla pretendere. Detto questo, a volte dovremmo sforzarci, lo riconosco. Per fortuna la beneducazione esiste ancora e quando la vedo mi riempie subito il cuore. Ti racconto una cosa: qualche giorno fa, dopo essere stata in farmacia, dove una vecchietta, con un candore incredibile, è entrata mentre ero in coda dietro la linea e mi si è piazzata davanti lasciandomi a bocca aperto, ero andata al supermercato. Arrivata alla cassa ero dietro a una signora che continuava ad aggiungere roba al carrello e poi al nastro trasportatore, mentre il marito faceva la coda imbarazzato dalla sfrontatezza con cui la moglie faceva la spesa stando alla cassa. Mentre la cassiera passava la loro roba, lei aggiungeva ancora. Finché il marito si è vergognato troppo e hanno litigato. Avevo una tristezza infinita. Sono uscita spingendo il mio carrello con dentro due casse di acqua, quando davanti a me, due vecchietti stavano entrando, spingendo il carrello ancora vuoto. Istintivamente mi sono fermata e li ho fatti passare. Niente di che, non mi sono neanche resa conto di averlo fatto, era proprio una cosa da nulla. Eppure mi hanno subito sorriso entrambi e lui mi ha detto: “la ricorderò nelle mie preghiere.” Sicuramente era troppo, non meritavo tanto, ma mi ha svoltato la giornata. A volte basta davvero poco. Un abbraccio. Barbara

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Giada Lopresti 26 Luglio 2016 - 18:09

Esistono anche persone piene di bontà nel cuore anche se sono perle più uniche che rare. Questo signore ha detto una cosa dolcissima… mi ha fatto commuovere.
Un bacione :**

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alice 25 Luglio 2016 - 22:05

capisco benissimo il problema…anche io al nono mese odio chiedere la precedenza (tranne al laboratorio analisi) e far valere la pancia però vieni sempre ignorato sia quando hai la precedenza assegnata (vedi casse ai negozi o posti sui mezzi pubblici) che quando basterebbe un po’ di buon senso per far passare una persona che ha bisogno…
però settimana scorsa dopo una giornata di commissioni ero alla cassa prioritaria da leroy merlin alle 6 del pomeriggio con 3 uomini con carrelli carichi davanti e nessuno che dopo avermi vista facesse finta di farmi passare (cassiera compresa); dopo 5 minuti sono andata avanti io dalla cassiera e ho chiesto la priorità a cui avevo diritto…mi ha guardato un po’ basita ma poi mi ha fatto passare e i 3 dietro sempre zitti…
la gente ogni tanto dovrebbe davvero farsi un paio di domande in più…

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Giada Lopresti 26 Luglio 2016 - 18:07

Hai fatto bene e vorrei avere la tua stessa forza nel farmi valere. Forse anche io prima o poi capirò che è meglio fregarsene e passare direttamente avanti.
Un bacione :***

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