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#eAllaFineArrivaCenza -24

by Giada Lopresti

I giorni passano e in alcuni momenti tutto questo sembra quasi surreale. Tutto quello che per quasi nove mesi ho sognato e imaginato sta per diventare reale e concreto con l’unica domanda che non cambierá mai: “ma come sarà questa nostra nuova vita?”

Ormai uno degli istanti a cui penso più spesso, è forse il più importante tra tutti. Quello in cui usciremo da casa in quattro per rientrare in cinque.

Questo mi fa ripensare al mio primo essere diventata mamma, alle emozioni indescrivibili provate, alle mille domande senza risposta che nel tempo mi ero fatta. A quelle sensazioni strane ma allo stesso tempo bellissime che sono riuscita a vivere.
A tutto il tempo in cui ho pensato chissà come sarà.

Nella nostra seconda volta le emozioni furono identiche ma parallelamente diverse. C’era già un bimbo.

Un patatone che era ancora fondamentalmente molto piccolo ma che comprese anche fin troppo bene la novità.

Gli errori ai tempi furono molti anche “per colpa” della sua poca collaborazione. Non stava volentieri in ospedale soprattutto se si trattava di stare vicino a me e questo fece in modo che il primo impatto con il fratellino non fu proprio un amore a prima vista.
Ricordo le lacrime che versai quando mi dissero che ci saremmo dovuti trattenere in ospedale un giorno in più a causa dell’ittero di BigV. Andava tenuto sotto osservazione ma io non mi perdonavo in nessun modo di dover rimanere un altro giorno lontano dal mio bambino.
Ricordo che piansi tanto fino a che all’attimo in cui non uscì più una goccia dai miei occhi. Piansi perché mi sentivo in colpa e inadeguata nel non poter compiere il mio dovere di mamma come invece avrei voluto.

Ricordo che il mio più grande desiderio era quello di rientrare a casa dall’ospedale facendo quel tragitto in macchina tutti e quattro insieme. Un po’ per familiarizzare e un po’ perché ne avevamo davvero tanto bisogno.
Ma questo non fu nemmeno lontanamente possibile e io rimpiansi sempre quel giorno esattamente come faccio tutt’oggi.

Ecco perché non ho intenzione di vivere gli stessi errori ma di imparare da essi.

Ecco perché, per come sarà possibile e per come sarà nelle mie facoltà, farò di tutto in modo che questa volta sia diverso compreso il primo grande viaggio più importante della nostra vita.

Da allora la macchina è sempre la stessa: una bellissima ma non troppo familiare Clio che dovrà ospitare tre bambini sotto i quattro anni in uno dei giorni più felici per tutti.
Montare tre seggiolini nei sedili posteriori sarà ovviamente impossibile ma diciamo che con un pò di astuzia, organizzazione e una buona dose di ripasso del tetris, questo nostro speciale rientro in 5 sarà possibile.

Monteremo il seggiolino di Cesare nel sedile anteriore (lato passeggero) mentre BigV e Cenza saranno nei loro rispettivi supporti nei sedili posteriori dove tra loro, ad incastro, mi posizionerò io.
Questa scelta è stata più che altro dettata dall’aver spesso pensato alle possibili reazioni dell’attuale piccolo di casa che si presume siano non eccessivamente idilliache anzi. Probabilmente non lo saranno affatto.

Come già in passato avevo accennato infatti non useremo la navicella per due principali motivi: il primo è che in assoluto l’ovetto è il sistema più sicuro per i viaggi in auto di un neonato e il secondo perché anche volendo, la navicella non avremmo saputo ne dove e ne come metterla.

Le direttive sono quindi già state date al marito su come dover e poter gestire i vari spostamenti in quei giorni così pieni e nel frattempo siamo tutti qui che continuiamo a fare il nostro conto alla rovescia nell’attesa che tutto questo, finalmente diventi reale.

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#eAllaFineArrivaCenza

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