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Un sogno a misura di famiglia

by Giada Lopresti

I sogni hanno milioni di forme e colori. Possono essere grandi, piccoli, diversi, difficili da raggiungere ma mai, mai impossibili.
Sta poi ad ognuno di noi riuscire a far diventare un sogno realtà anche in base alle proprie necessità, alle proprie forze e alle priorità che ci si prefissa nella vita.

Io da bambina di sogni ne avevo tanti.

Sogni che tali sono rimasti e che ancora ricordo con molta tenerezza.
Se alcuni di questi sogni fossero diventati reali probabilmente non sarei quello che sono oggi, non sarei dove sono oggi. Sogni che forse, se realizzati non mi avrebbero permesso di viverne degli altri.
Oggi con il mio bagaglio di sogni rimasti irrealizzati sono mamma, sono moglie, sono una donna che si sente realizzata grazie al sorriso dei propri figli e che cerca in loro quella stessa voglia di mettersi in gioco che aveva molti anni fa. 

Rivedo ogni giorno attraverso i loro occhi la mia vita, i miei sorrisi, le mie lacrime e le mie passioni. Passioni che sono passate da madre in figlio come se quel filo invisibile che dicono che leghi queste due figure esistesse veramente.
Un filo che raccoglie tutto quello che avrei voluto per me augurandolo a loro ancor meglio di come potessi sperarlo. Un filo che é si invisibile ma solo agli occhi degli altri perché per noi un colore ce l’ha. Anzi ne ha due.

Juventus vs Udinese

Tra i grandi sogni che fin da piccolissima ho sperato di trasformare realtà c’era infatti sicuramente una passione che mi accompagna da sempre e che riguarda la mia fede calcistica.
Bianco nera dalla nascita in una famiglia di juventini convinti da generazioni e con una passione per il calcio da sempre irrefrenabile. Un amore così forte che pur di sentirlo sulla mia pelle e intorno a me, fin da ragazzina iniziai ad andare allo stadio di nascosto dai miei genitori in compagnia degli amici di scuola.

Andavo in uno stadio che non mi apparteneva.

Ci andavo nonostante i colori non fossero i miei solo per respirare quel sapore che solo un campo da calcio riesce a regalarti.
Quei suoni e quei cori che ti fanno venir la pelle d’oca nonostante ci si chieda “ma io cosa ci faccio qui” perché dal punto di vista calcistico indubbiamente sono cresciuta nella città sbagliata.

Ricordo con profonda emozione la prima volta che vidi giocare la mia squadra. Avevo circa diciassette anni e fu come se fosse la mia prima vera volta allo stadio.
Varcai i cancelli con entusiasmo. Andai verso l’ingresso principale avendo la sensazione di non riuscire mai ad arrivare consapevole di non dovermi fermare per poter realizzare il mio sogno.
Corsi verso la meta e proprio come in un film attraversai un lungo tunnel alla fine del quale si vedeva una luce che una volta raggiunta mi regalò uno spettacolo di cori, colori, e sogni realizzati.

Davanti a me i miei adorati giocatori e ricordo che le lacrime mi solcarono il viso per la  commozione.

Per me era un grande giorno. Anzi a dirla tutta quello é stato il grande giorno.

Juventus vs Udinese

O almeno lo é stato fino al 15 ottobre 2016.

Il 15 ottobre infatti uno dei miei più grandi sogni si é avverato tanto da vedere ancora una volta le lacrime scivolare sul mio viso dall’emozione. Perché si… si é avverato un sogno ma non é stato realizzato come lo avevo immaginato per tanto tempo, ma in un modo molto ma molto più grande rispetto a quello che erano le mie aspettative.

Da tifosa bianco nera era dall’ormai settembre 2011 che desideravo entrare in quello che era nato per essere l’impero dei miei campioni. Un sogno che negli anni successivi vedevo sempre più distante perché diventando mamma, andare allo stadio con dei bambini piccoli si sarebbe rivelato complicato.

Di anno in anno ho solo potuto immaginare come e quando sarebbe successo e vedevo me e mio marito emozionati con al seguito i nostri figli già ragazzini e quasi indipendenti. Perché gli stadi non sono mai stati adatti a dei bambini molto piccoli e, di conseguenza, nemmeno alle famiglie. Fino ad oggi.

Tutto é iniziato con molti forse. Probabilmente troppi.

Quei forse che ti fanno vedere una meta lontana anche se mai così tanto come lo era stato fino a pochi momenti prima. Dei forse che di giorno in giorno si sono concretizzati fino a diventare delle certezze. Le stesse che per l’emozione non mi hanno fatto dormire per un’intera settimana fino a quel momento.

Partire con mio marito e due dei miei tre figli.
Attraversare l’Italia dividendoci tra aerei e aeroporti. Incontrare persone che mai più avremmo rivisto e allo stesso tempo sentire la stanchezza che ci avvolgeva perché in fondo i nostri bimbi sono ancora piccoli.

Juventus Stadium Enea

Arrivare emozionati come dei bambini forse più noi dei nostri stessi figli e guardare la maestosità di quel luogo che mai era stato più bello di allora.

Varcare la soglia e faticare a realizzare di esserci davvero tutti, o quasi.

Apprendere di essere in uno degli stadi più all’avanguardia d’Europa tanto da creare degli spazi dedicati alle famiglie. Camminare all’interno della sua struttura ammirando ogni dettaglio, ogni sfumatura e ogni particolare nemmeno se fossi all’interno di uno dei più importanti musei del mondo.
Vedere mio figlio giocare nelle aree dedicate ai bambini della sua età perché si, all’interno dello Juventus Stadium ce ne sono addirittura tre.

Osservare e utilizzare gli spazi dedicati al cambio pannolino dei più piccoli attrezzati di tutto punto tanto da avere persino salviette e pannolini sempre a disposizione proprio come se fossimo a casa. Senza improvvisare fasciatoi di emergenza usando il passeggino o una qualche sedia.
Toccare con mano i seggioloni nei ristoranti e l’intrattenimento nelle ludoteche tenuto da ragazze preparate ad affrontare il loro tempo con dei bambini piccoli.
Sfruttare le aree create per allattare in serenità e intimità con tanto di cuscini allattamento e ad esigenza di mamme e bambini anche provvisti da scalda biberon e scalda pappa.

Hospitality Juventus stadium

Juventus vs Udinese

Tutto completamente attrezzato grazie alla partnership nata tra Juventus e Chicco che insieme hanno creato uno stadio a misura di famiglia.
I due brand che ho amato di più nella mia vita da pre e post mamma si sono uniti per un organizzazione epica e prima in Italia.

Perché per me Chicco é mamma tanto quanto Juventus é famiglia.

Ho realizzato il mio sogno facendomi qualche foto insieme a Jay, la mascotte della Juve che una volta, quando la bambina ero io si faceva chiamare Zig Zag. Ricordo ancora quella zebretta ovunque nella mia stanza e in ogni ricorrenza dal Natale alla Pasqua, dal compleanno alle feste e in quel giorno era lì davanti a me pronta per essere abbracciata.
Ero felice con poco e lo ero ancora di più vedendo fare a mio figlio quello che per una vita ho desiderato poter fare io.

juventus stadium Jay 2

Dopo aver trascorso le ore pre partita nella spensieratezza e nella gioia dei miei cari conoscendo e usufruendo dei servizi che ci erano stati presentati allattando, cambiando pannolini, ridendo, scherzando e festeggiando era arrivato il momento più atteso da tutti noi.

Juventus - Udinese

L’entrata in campo dei nostri bambini.

Attendere con ansia la coreografia di suoni e luci che viene regalata ai tifosi ad ogni appuntamento. Urlare a gran voce i nomi dei protagonisti della serata per poi cantare a squarciagola l’inno non da casa, non davanti ad un televisore ma li, in mezzo ad altre quarantamila persone sentendo i brividi corrermi sulla schiena come se al mondo non ci fosse nulla di più bello.

Cantare l’inno della mia squadra con in braccio il più piccolo dei miei bambini attaccato al seno perché in uno stadio a misura di famiglia si può fare anche questo. Vedere l’ingresso di Cesare mano per la mano con il capitano pregando non iniziasse a correre per il campo e osservare la sua maturità nell’essere bravissimo nonostante tutti gli sguardi fossero su di lui. Lui il mio orgoglio.

Dopo il fischio d’inizio attenderlo insieme al fratellino senza staccare gli occhi dal campo, tifando, cantando ed esultando.
Riunirci tutti insieme dopo la partita per battere le mani ai nostri campioni e cantare l’inno ancora una volta nonostante l’immensa stanchezza di un intera giornata in viaggio.

Una stanchezza che per la prima volta in vita nostra non aveva pesato a nessuno.

Uscire di lì felici e soddisfatti senza voltarsi perché sapevamo che tutto era finito troppo in fretta. Nessuno di noi infatti voleva dire addio al nostro stadio perché avremmo avuto la conferma che quel sogno si sarebbe concluso in quel momento.
Ma questo sogno che finalmente é diventato realtà proprio grazie a Juventus e Chicco potrà continuare ad esistere diventando sempre più grande. Perché quello stadio, lo Juventus Stadium, dal 15 ottobre 2016 é diventato anche la nostra casa.

Una casa in cui potremmo tornare con i nostri bambini senza la paura che lo stadio non sia adatto a loro.
Una casa che ci accoglierà a braccia aperte anche quando torneremo in cinque.
Una casa che ti sa far sentire a casa.
Una casa che é uno stadio.

Uno stadio #aMisuraDiFamiglia

Juventus stadium

Juventus vs Udinese

Juventus vs Udinese

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3 comments

Passione senza riserve | MammaCheVita 7 Marzo 2017 - 14:09

[…] anche se il calcio è sicuramente quello che preferirei vista la passione che regna in casa nostra, lo lascio libero di scegliere il suo futuro come è giusto che […]

Reply
Cybex Ambassador per il nuovo marsupio Yema. Alto contatto con stile | MammaCheVita 4 Aprile 2017 - 12:42

[…] arrivata più lontano di quanto avrei mai immaginato, ho realizzato piccoli sogni che mai avrei creduto possibili. Ho scoperto passioni e lati di me che non pensavo potessero […]

Reply
Una festa della mamma in bianco nero | MammaCheVita 14 Maggio 2017 - 13:23

[…] personaggio che tutti i piccoli tifosi sognano di incontrare e che mio figlio ha avuto la possibilità di conoscere solo qualche mese fa proprio nella stessa stanza dello Juventus […]

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