Home Events Nove lune e mezza: maternità perfetta un corno
Donna incinta pericolosa

Nove lune e mezza: maternità perfetta un corno

by Giada Lopresti

Molte donne descrivono la maternità come se fosse qualcosa di assolutamente perfetto. Succede soprattutto se si parla della prima fase: la gravidanza.
Quel pancione che cresce, le prime emozionanti ecografie, quei calcetti che piano piano diventano più frequenti e che si attendono sempre con una piccola stretta nello stomaco. Tutto, dai racconti delle altre mamme, sembra sfiorare quella perfezione che ti fa desiderare di provare le stesse sensazioni, quasi come se ti avessero descritto il paradiso in terra.

Poi arriva il tuo momento e non è esattamente come te lo immaginavi.

Fai la pipì in un bicchiere il primo giorno di ritardo (la fai in un bicchiere perché hai paura che l’emozione non ti faccia centrare il test sprecando una pipì per la quale dovresti attendere altre ventiquattro ore). Metti a mollo il test venti secondi (che poi sono sempre trenta perché vogliamo essere sicure che il tampone sia effettivamente bello bagnato). Attendi tre minuti (che per sicurezza diventano almeno cinque sbirciando di tanto in tanto il test per essere certe che non sia difettoso) e alla comparsa della seconda linea rosa si tira un lungo sospiro: di felicità o meno quello è ancora tutto da vedere.

È tutto da vedere perché non sempre quello che raccontano della gravidanza è vero o, almeno, non lo è universalmente.

Non tutte di prima mattina si svegliano belle come il sole, con i capelli lucenti e la pelle rosea e distesa.
Non tutte sembrano la reincarnazione della Dea Venere nei suoi momenti d’oro e non tutte sfoggiano un fisico tutta pancia dove chiunque ti vede non fa nient’altro che complimentarsi per “come porti bene la gravidanza. Ti dona proprio!”

Alcune mamme o future mamme, vivono la gravidanza pregando ogni giorno che il nono mese arrivi il prima possibile così da poter finalmente avere qualcosa davanti al viso che non sia un gabinetto.
Altre ancora attendono il parto solo per poter scacciare quegli ormoni in subbuglio che trasformano quei lunghi e bellissimi (un tempo) capelli in quella che sembra più la testa della scopa di Cenerentola.
Senza poi dimenticare come spesso da una taglia 38 si possa arrivare ad indossare anche 5/6 misure in più dove quello che era un perfetto gluteo marmoreo si trasforma nella fiancata sinistra del Titanic in rotta di collisione. Lo stesso Titanic che forse di marmo non aveva nemmeno i pavimenti.

E io lo so bene perché in tre gravidanze, a turno, queste sensazioni le ho davvero sperimentate tutte.

C’è quindi chi si lamenta degli svariati sintomi che trasformano la dolce attesa in una specie di supplizio all’insegna di fastidi e dolori e chi invece vive questo periodo come se stesse facendo un percorso benessere.
Qualunque sia il responso comunque il fine ultimo è solo uno: poter abbracciare finalmente il proprio bambino che sia stato o meno fortemente desiderato.

Quello su cui però spesso una futura mamma non si ferma a riflettere e che, indipendentemente quale tipo di gravidanza stia vivendo (quindi che sia perfetta in ogni dettaglio o piena di sintomi fastidiosi) non tutte le donne hanno la fortuna (perché rimane sempre e comunque una fortuna) di poter sperimentare in prima persona una vita che ti cresce dentro.

Io non avevo mai dato particolarmente peso a questa cosa, ma recentemente ho avuto modo di riflettere sull’argomento tra una risata sincera e una soffiata di naso grazie ad un film che di maternità ha tanto da insegnare a tutte: sia a chi mamma lo è già e sia a chi mamma ancora lo deve ancora diventare.

Ho riflettuto grazie ad un commovente ma allo stesso tempo molto divertente film uscito da poco nelle sale cinematografiche: nove lune e mezza. Una proiezione che vede due sorelle (Claudia Gerini e Michela Andreozzi) protagoniste di un’avventura all’insegna della maternità.

Una che vorrebbe essere mamma ad ogni costo e una che mamma non lo vorrebbe mai diventare.

Due donne che vengono affiancate per amore dal grande dono dell’essere sorelle e dove lo stesso sentimento le porta a voler condividere un momento così importante della loro vita facendo si che la più grande delle due metta al mondo un figlio per conto dell’altra.

Spesso infatti le donne, o almeno la maggior parte, danno per scontato il fatto che prima o poi diventeranno madri senza però fermarsi a riflettere su quando o come questo momento si presenterà davvero loro.
Senza riflettere sulle effettive difficoltà che si potrebbero presentare e sul difficile percorso che si può percorrere a causa di un bimbo che non vuole o che non può arrivare.

Nove lune e mezza è un film che va visto perché ti fa apprezzare quello che si ha molto più di quanto non lo si sia fatto fino a quel momento e che non fa perdere la speranza a chi ancora quello stesso non lo ha vissuto.
Si parla di alternative in modo inaspettato, di amore in modo divertente e di colpi di scienza tra una nausea al terzo mese e un corso di yoga isterico.

Insegna cosa dovrebbe essere l’amore (quello vero) senza mai dare nulla per scontato e senza mai perdersi nel banale.

Un film che insegna che i colpi di scena esistono anche in vite che possono sempre essere risultati normali e che la felicità, anche se a volte non è sempre facile da ottenere, la si può raggiungere nonostante le difficoltà.
Un film che da figlia unica ti fa anche comprendere cosa voglia dire poter condividere e dividere la propria vita con un fratello e fa capire che un figlio può essere sia di pancia che di cuore.
Un film che svela la bellissima realtà di quanto un figlio non è di chi lo mette al mondo ma di chi lo cresce.

Perché se fino all’istante prima di vedere questo lungometraggio si aveva un’idea della maternità come un momento vicino alla perfezione (se no addirittura tale), nove lune e mezza ti fa cogliere il fatto che la maternità tutto è tranne che questo.
Una maternità bellissima ma perfetta un corno!

©MammaCheVita - Tutti i diritti riservati

You may also like

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.