Home Events È arrivato il broncio

È arrivato il broncio

by Giada Lopresti

Sempre più spesso mi rendo conto di quanto sia importante il tempo trascorso insieme ai miei figli. E non parlo di tempo in termini di quantità perché, di quello, fortunatamente, ne trascorro davvero tantissimo, ma di quello vissuto con loro in termini di qualità.
Quel tempo che davvero dedico loro giocando insieme, abbracciandoci, disegnando, facendo una passeggiata o una semplice merenda.

Come probabilmente qualsiasi altro genitore di questo mondo vivo le mie giornate tra la frenesia degli impegni, degli appuntamenti, delle inevitabili commissioni da dover portare a termine per far si che tutto quadri alla perfezione, soprattutto facendo si che, in principal modo, a loro non manchi mai nulla o quasi.
Cerco di fare del mio meglio e, molte volte, mi chiedo se questo mio meglio non possa essere  ulteriormente perfezionato in piccoli aspetti e sfumature alle quali delle volte non si da importanza ma che, in realtà, possono essere delle piccole pietre miliari di una giornata.

Questi momenti sono spesso dettati da attività extra quotidiane come il “mamma, sabato andiamo alle giostre”, “mamma domani posiamo mangiare fuori?” o dal banale, ma spesso richiesto, “mamma andiamo al cinema?”.
Alcune di quelle cose che vorrei fare tutti i giorni, o quasi, non solo per fare contenti loro ma anche per evadere dalla routine, spezzando quelle abitudini che ripetutamente si presentano nelle ventiquattro ore ogni ventiquattro ore.

Poi mi rendo conto che troppo, sempre più di frequente, è difficile organizzarsi, è difficile riuscire a gestire il tempo da sola avendo a che fare con tre bambini che hanno diversi desideri e diverse esigenze ancora troppo incompatibili con quelle dei rispettivi fratelli.

Ecco perché dire di no alle volte fa davvero male.

Fa male perché il loro desiderio di evadere è lo stesso che vorrei poter vivere io anche se, per fare una determinata cosa, bisogna dover mobilitare diverse persone per far si che si realizzi.

Qualsiasi cosa si voglia organizzare al di fuori delle quattro mura di casa nostra richiede tempo, un tempo che spesso e volentieri manca e che diventa lo stesso motivo per il quale devo dire di no ad un pranzo da McDonald, alla gita fuori porta e al cinema. Una passione coltivata nella mia adolescenza e abbandonata una volta venuta a vivere qui al sud.
Questo perché, banalmente, voler vedere un nuovo film significa doverci perdere almeno quattro o cinque ore tra il dover arrivare al distantissimo cinema (lontano da casa 40 minuti), il dover guardare un film della durata di almeno un’ora e mezza. Oltre al fatto che a causa degli orari spesso incompatibili, di conseguenza si presenta il doversi fermare a cenare fuori per non rientrare a casa con i crampi allo stomaco dalla fame.

Il tutto quantificato sempre in almeno sei ore fuori di casa dove, portando con me solo il più grande dei figli per ovvie ragioni, i due più piccoli attendono il nostro ritorno. Un ritorno misurato in sei ore senza di loro.

Nonostante però gli iniziali “sensi di colpa” nel prediligere le attività svolte con uno piuttosto che con l’altro, ho imparato ad apprezzare questi momenti come un cercare di recuperare degli attimi in compagnia del figlio maggiore che, non per scelta, si è ritrovato a dover diventare fratello senza essere interpellato, obbligandolo a dividere il mio affetto, quello di suo padre e delle persone che ama, con altri due mini gnomi che comunque adora.

E se un tempo ne risentiva, con il passare dei mesi le cose sono migliorate perché, se prima ad ogni no c’era un broncio, adesso esiste più comprensione.

Sarà per questo che, soprattutto a lui, nonostante tutto è per me più difficile dire no. Perché ho sempre paura di avergli tolto qualcosa che cerco di compensare trascorrendo del tempo insieme, dove insieme sta per solo io e lui.
E quando succede vedo la felicità nei suoi occhi, il suo voler essere al centro dell’attenzione per solo qualche ora, il suo sorriso che si trasforma quando, ad una sua domanda, rispondo va bene… ma solo io e te.

Nonostante spesso il tempo manchi, nonostante sia spesso difficile far incastrare tutto.

Ho promesso al mio bambino che almeno una volta al mese lo avrei portato al cinema, un po’ per rispolverare una mia vecchia passione e un po’ perché amo quei momenti da sola con lui nei quali, spesso e volentieri, invece di avere il viso rivolto verso lo schermo, rimango incantata dal suo viso e dalle sue così spontanee risate.

Puntuale quindi arriva quel film di animazione che cattura la sua attenzione.
Puntuale arriva la richiesta “mamma andiamo la cinema a vedere quello?” e, nel mese di febbraio, la coincidenza ha voluto che mi chiedesse di andare al cinema per poter vedere È arrivato il broncio. E parlo di coincidenze perché in realtà sapevo che avremmo dovuto vedere questo film in quanto lo avremmo visto insieme in anteprima anticipando così l’uscita nei cinema del 1 marzo 2018.

Inutile dire che al mio “ti prometto che lo guarderemo”, la felicità nei suoi occhi ha iniziato a trasformarsi in arcobaleno dai mille colori.

Gli stessi colori che poi insieme abbiamo ritrovato nel film.

La nostra anteprima è stata diversa. Per questioni logistiche l’abbiamo visionata da casa cercando di ricreare l’ambientazione cinema il più possibile e, devo ammettere, che nonostante lo scarsissimo risultato del non avere un mega schermo a disposizione, a entrambi è piaciuto un sacco.

Un film diverso dai classici film di animazione. Diverso perché non parla di felicità vissuta ma di felicità riconquistata, attraverso un mondo che si pensava esistere solo nei racconti di un anziana nonna scomparsa ma che, in realtà, continuava a vivere nella memoria di un nipote e dei suoi racconti di bambino.
Una favola diversa dove tra improbabili personaggi e una principessa decisamente anticonformista, si è dovuto ristabilire l’ordine e la normalità ritrovando quel “e vissero felici e contenti” che, a detta del personaggio principale, non esiste ne nella vita reale ne in quella immaginaria. Quel vissero felici e contenti su cui poi, sia i personaggi che lo spettatore stesso, si è costretti a ricredersi.

Un bellissimo racconto con un incredibile lieto fine che ha entusiasmato sia me che i miei bambini tenendoci incollati allo schermo per tutto il tempo. Un film che abbiamo potuto godere tra le quattro mura di casa ma che mi sono ripromessa di andare a vedere anche al cinema, perché sono sicura che in mega schermo sarà ancora più emozionante ed entusiasmante nonostante se ne conosca già ogni passaggio.

Un film che consiglio per il tipo di storia e per come viene gestita e interpretata dai personaggi che, nella loro semplicità, sanno insegnare che bisogna continuare a sognare per realizzare i propri sogni e che spesso, gli stessi, non sono poi così distanti dalla vita vera. In pratica una piccola ma importante lezione di vita che, persino noi adulti, dovremmo riuscire a ricordare almeno una volta ogni tanto.

Nella vita esistono tanti lieto fine, devi solo sapere dove cercare.

<Post in collaborazione con M2Pictures>

©MammaCheVita - Tutti i diritti riservati

You may also like

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.